La celeberrima frase di cui spesso abusiamo “Carpe diem….” si attaglia benissimo al tema della pianificazione del passaggio generazionale: anche su questo tema, infatti, non vi è certezza su quella che sarà la situazione futura (…. meglio cogliere il presente).

 

In linea generale, è opportuno che chiunque disponga di un patrimonio si ponga il problema di come trasferirlo nel modo più conveniente alle generazioni future: la pianificazione del passaggio generazionale può essere vantaggiosa dal punto di vista fiscale ma questa situazione di favore non è destinata a rimanere tale per sempre.

 

L’imposta che entra in gioco, nel caso di specie, è quella sulle successioni e donazioni e due sono le variabili che devono essere prese in considerazione.

La prima è quella relativa alle franchigie e alle aliquote applicabili che dipendono dal rapporto di parentela fra dante e avente causa.

L’attuale normativa è di assoluto favore.

Non solo l’aliquota del 4% che si applica a coniugi e a parenti in linea retta (al di sopra della franchigia di 1 milione di euro per ciascun soggetto), ma la stessa aliquota “massima” dell’8%, che si applica in via residuale quando non vi è un rapporto di parentela, rappresentano un prelievo che è una frazione di quello mediamente applicato negli altri paesi europei (dove si arriva anche al 50% della ricchezza trasmessa).

 

Nel 2015 vi era stata una proposta di legge che interveniva con un significativo inasprimento della disciplina, con la riduzione delle franchigie e l’aumento delle aliquote: all’epoca non se ne fece niente, ma è evidente che prima o poi un intervento ci sarà, da un lato perché sollecitato dalla Commissione Europea (oltre che raccomandato dal Fondo Monetario Internazionale), dall’altro perché garantirebbe un extra gettito.

L’altra variabile da prendere in considerazione è quella relativa alla determinazione della base imponibile.

Se, in linea generale, i beni devono essere considerati in base al loro valore venale, per partecipazioni e immobili valgono delle regole “speciali”.

In modo particolare, per quanto riguarda gli immobili, il valore di riferimento è, di fatto, quello catastale: anche da questo punto di vista “va colto l’attimo”.

Come ben sappiamo, c’è, infatti, il rischio concreto dell’incremento delle rendite con la riforma del catasto, peraltro anch’esso richiesto dall’Unione Europea. Quindi è solo questione di tempo.

In considerazione del fatto che si sono ipotizzati incrementi fino a 10 volte i valori attuali, è evidente che uno scenario di questo tipo modificherebbe radicalmente ogni prospettiva (anche a parità di aliquote e franchigie).

Appare quindi opportuno valutare la propria posizione per pianificare, oggi, il passaggio generazionale per evitare una pianificazione successoria decisamente meno conveniente.