Questa settimana iniziamo a trattare alcuni strumenti cosiddetti “minori” per la risoluzione della crisi d’impresa, partendo dalla “Convenzione di moratoria” disciplinata dall’articolo 62 del decreto sulla crisi d’impresa. Si tratta di uno strumento che può risolvere situazioni di difficoltà finanziaria qualora i debiti superino le capacità di pagamento.

Gestire una crisi d’impresa, infatti, non significa necessariamente ricorrere a procedure concorsuali quali la liquidazione giudiziale o il concordato. Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza prevede anche strumenti negoziali pensati per consentire all’imprenditore di raggiungere un accordo con i propri creditori in modo ordinato e tutelato.

Tra questi, la “convenzione di moratoria” rappresenta una soluzione particolarmente flessibile, sebbene spesso sottovalutata.

Cos'è la convenzione di moratoria?

In termini semplici, si tratta di un accordo tra l’imprenditore e una parte significativa dei suoi creditori, con cui si ottiene una sospensione temporanea dei pagamenti o una dilazione delle scadenze. L’obiettivo è guadagnare il tempo necessario per riorganizzare l’azienda; trovare nuova liquidità o predisporre una soluzione più strutturata della crisi ed evitare che, nel frattempo, i creditori agiscano individualmente con pignoramenti o azioni esecutive.

È uno strumento di diritto privato, pertanto non richiede l’omologazione del tribunale per essere concluso e diventare efficace tra le parti che lo sottoscrivono. Questo lo rende più rapido e discreto rispetto ad altre soluzioni.

La regola della maggioranza dei creditori: il meccanismo che lo rende efficace

La convenzione, una volta approvata dalla maggioranza qualificata dei creditori, produce effetti anche nei confronti dei creditori che non accettano il piano, purché questi appartengano alla stessa categoria e siano stati informati dell’avvio delle trattative.

Per essere precisi, la legge richiede che abbiano aderito i creditori rappresentanti il 75% dei crediti della categoria interessata. Se questa soglia viene raggiunta, i creditori che non hanno firmato — o che si sono opposti — sono comunque vincolati alla moratoria, a condizione che non subiscano un trattamento peggiorativo rispetto a quello che riceverebbero in una liquidazione giudiziale.

Questo meccanismo è cruciale: senza di esso, basterebbe un singolo creditore per rendere impossibile l’intero accordo.

A chi si applica la Convezione di moratoria?

La convenzione di moratoria può riguardare qualsiasi “categoria omogenea di creditori”: banche e intermediari finanziari, ma anche fornitori, obbligazionisti o altre categorie. La legge non restringe il perimetro a una tipologia specifica di creditori, lasciando ampia flessibilità nella costruzione dell’accordo. Ciò che conta è che i creditori coinvolti appartengano alla stessa categoria e che tutti siano stati adeguatamente informati dell’avvio delle trattative, in modo da poter partecipare con consapevole.

I criteri più comunemente utilizzati per formare le categorie sono:

  • La natura del credito: è probabilmente il criterio principale. Si distingue tipicamente tra creditori finanziari (banche, intermediari), creditori commerciali (fornitori), creditori da lavoro (dipendenti), creditori obbligazionari, e così via.
  • La natura delle garanzie: i creditori assistiti da garanzia reale (ipoteca, pegno) tendono a formare una categoria separata rispetto ai chirografari, proprio perché il loro trattamento in caso di liquidazione sarebbe diverso.
  • Il rango nel concorso: riguarda la posizione che ciascun creditore occuperebbe in una procedura concorsuale. Tale elemento influenza direttamente la valutazione del “trattamento non peggiorativo” richiesto dalla norma.

La corretta individuazione delle categorie è fondamentale per due ragioni: in primo luogo, la soglia del 75% si calcola all’interno di ciascuna categoria; in secondo luogo, il creditore dissenziente è vincolato solo se appartiene effettivamente alla stessa categoria dei creditori aderenti. Una categorizzazione mal costruita potrebbe rendere l’accordo vulnerabile a contestazioni.

Cosa deve contenere?

L’accordo deve essere redatto con il supporto di professionisti qualificati e deve indicare chiaramente la durata della moratoria, le condizioni a cui è soggetta e le informazioni fornite ai creditori.

È fondamentale che tutti i creditori della categoria interessata siano stati messi nelle condizioni di partecipare in modo informato alle trattative.

Perchè la Convenzione di moratoria può fare la differenza

In una situazione di crisi, il tempo è spesso la risorsa più scarsa. La Convenzione di moratoria permette all’imprenditore di prendere tempo e lavorare con maggiore serenità a una soluzione definitiva. Se gestita correttamente, con il necessario supporto di consulenti esperti, può rappresentare il primo passo di un percorso di risanamento che porta l’impresa fuori dalla crisi, mantenendo il proprio business e salvaguardando i posti di lavoro.

Nel prossimo articolo parleremo degli “accordi di ristrutturazione dei debiti “.

A cura di Egidio Veronesi