Quando un’impresa attraversa una fase di difficoltà economica o finanziaria, l’imprenditore si trova di fronte a una scelta. Da un lato, può tentare di resistere in solitudine, subendo passivamente l’aggressione dei creditori; dall’altro, può decidere di affrontare la situazione ricorrendo agli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione per gestire la crisi in modo ordinato e costruttivo.
La legge che ha riordinato questi strumenti è il Decreto Legislativo 14 del 2019, meglio conosciuto come CCI o Codice della crisi d’impresa.
Il circolo vizioso dell'inazione
L’imprenditore che non affronta tempestivamente le proprie difficoltà innesca inevitabilmente una spirale distruttiva. I creditori, ciascuno per proprio conto, iniziano ad aggredire il patrimonio aziendale attraverso pignoramenti, sequestri ed esecuzioni forzate. Questa corsa individuale al soddisfacimento produce effetti devastanti: i beni vengono venduti forzatamente a valori ben inferiori al loro effettivo valore economico, l’attività produttiva viene disgregata, i rapporti commerciali si interrompono bruscamente.
Il patrimonio aziendale — che potrebbe ancora rappresentare un complesso produttivo vitale — viene letteralmente smembrato. Macchinari, scorte, crediti verso clienti: tutto viene aggredito separatamente, perdendo quel valore aggiunto che deriva dalla loro combinazione organizzata. Un’azienda funzionante vale sempre più della somma delle sue singole parti.
Il costo sociale della disgregazione
Le conseguenze di questa dispersione non ricadono soltanto sull’imprenditore e sui suoi creditori. I lavoratori perdono il posto di lavoro, spesso senza alcun preavviso e senza la possibilità di una transizione ordinata. I fornitori vedono sfumare crediti concessi confidando nella continuità del rapporto commerciale.
Il danno si propaga a cascata nel tessuto economico: altre imprese, private di un cliente o di un fornitore, possono a loro volta entrare in difficoltà. Il sistema economico nel suo complesso subisce una perdita di valore molto superiore rispetto a quella che si sarebbe verificata con una gestione ordinata della crisi.
La logica delle procedure di composizione
L’ordinamento giuridico ha da tempo riconosciuto che la crisi d’impresa non è soltanto un affare privato tra debitore e creditori, ma un fenomeno che coinvolge interessi più ampi e meritevoli di tutela. Per questo motivo, il legislatore ha predisposto un sistema di procedure che consentono di affrontare le difficoltà in modo strutturato, sotto la supervisione dell’autorità giudiziaria.
Questi strumenti condividono una filosofia comune: sospendere le azioni individuali die creditori, fotografare la situazione patrimoniale e cercare la soluzione che massimizzi il valore complessivo a beneficio di tutti.
In alcuni casi la soluzione potrà consistere nel risanamento dell’impresa; in altri, nella liquidazione ordinata del patrimonio. In entrambe le ipotesi, l’esito è migliore rispetto ad un’esecuzione individuale e disordinata: i creditori ottengono recuperi più elevati, i lavoratori hanno maggiori possibilità di conservare l’occupazione ed il valore aziendale viene preservato.
L'importanza della tempestività
Un elemento cruciale per il successo di qualsiasi percorso di composizione della crisi è la tempestività dell’intervento. L’imprenditore, che riconosce precocemente i segnali di difficoltà e si attiva prima che la situazione divenga irrecuperabile, dispone di margini di manovra assai più ampi: può negoziare con i creditori da una posizione meno compromessa, può preservare relazioni commerciali ancora vitali, può presentare piani di risanamento credibili.
Chi attende troppo a lungo si trova spesso costretto a subire soluzioni imposte dall’esterno, con minori possibilità di influenzare l’esito del processo.
Le procedure di gestione della crisi: una scelta di responsabilità
Ricorrere agli strumenti di composizione della crisi non è un segno di resa, ma una scelta di responsabilità. L’imprenditore che intraprende questo percorso dimostra di anteporre l’interesse alla migliore gestione possibile della situazione all’illusione di poter resistere indefinitamente. Riconosce che la propria difficoltà coinvolge altri soggetti — creditori, lavoratori, comunità — e accetta di affrontarla in un contesto di regole e controlli che tutelano tutti gli interessi in gioco, con la promessa di un esito migliore rispetto al caos dell’esecuzione individuale.
Dedicheremo i prossimi articoli ad un breve esame di ciascuna procedura di composizione della crisi; successivamente analizzeremo i criteri da utilizzare per orientarsi nella scelta, qualora si verifichino i presupposti per il ricorso ad una di esse.
A cura di Egidio Veronesi
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