Questa settimana proseguiamo ad illustrare una nuova procedura prevista dal decreto sulla Crisi d’impresa (Dlgs 14 del 2019):
Il Piano Attestato.
Cos'è il Piano Attestato e perché può salvare la tua impresa
Il piano attestato di risanamento (art. 56 del Codice della Crisi d’Impresa) è uno strumento che permette all’imprenditore in difficoltà finanziaria di proporre ai creditori un accordo per il riequilibrio dell’azienda, senza passare dal tribunale e senza pubblicità.
Si tratta di una soluzione “privata” alla crisi: l’imprenditore presenta un piano di risanamento che prevede come ripagare i debiti (anche parzialmente o in modo dilazionato). Successivamente tale piano viene certificato da un professionista indipendente che ne attesta la fattibilità.
I vantaggi principali sono chiari:
- nessuna pubblicità: clienti, fornitori e banche non vengono a sapere della situazione di crisi;
- controllo totale: l’imprenditore continua a gestire l’azienda normalmente;
- flessibilità massima: si possono negoziare liberamente le condizioni con i creditori;
- tempi rapidi: non servono omologazioni del tribunale.
Quando il Piano Attestato è la scelta giusta
Non tutte le crisi aziendali sono uguali. Il piano attestato funziona particolarmente bene quando:
- la crisi è reversibile: l’impresa ha ancora un core business valido ma attraversa difficoltà temporanee;
- servono dilazioni, non stralci eccessivi: i creditori accettano più facilmente rinegoziazioni ragionevoli;
- la riservatezza è cruciale: settori dove la reputazione commerciale è fondamentale;
- pochi creditori strategici: è più facile raggiungere accordi con 5-10 creditori principali che con centinaia di piccoli creditori;
- l’imprenditore mantiene credibilità: i creditori devono fidarsi della capacità di esecuzione del piano.
Al contrario, quando i debiti sono troppo elevati rispetto alle possibilità di recupero o quando serve coinvolgere molti creditori, può essere più appropriato il concordato preventivo semplificato o in continuità.
Come si costruisce un Piano Attestato: le fasi operative
Fase 1: Analisi della situazione (2-3 settimane)
Il commercialista o consulente aziendale analizza la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa, identificando le cause della crisi e verificando se esistono margini di recupero.
Fase 2: Elaborazione del piano (3-4 settimane)
Si costruisce un piano industriale e finanziario che dimostri come l’impresa intende tornare in equilibrio. Il piano deve contenere:
- analisi delle cause della crisi;
- azioni di risanamento (riduzione costi, dismissioni, nuovi investimenti);
- piano finanziario con proiezioni credibili;
- proposta ai creditori (dilazioni, pagamenti parziali, conversioni).
Fase 3: Attestazione del professionista indipendente (1-2 settimane)
Un professionista iscritto negli albi (commercialista, revisore) certifica che:
- i dati aziendali rappresentati sono veritieri;
- il piano è fattibile dal punto di vista economico-finanziario;
- le azioni previste sono ragionevoli e praticabili.
Fase 4: Negoziazione con i creditori (variabile)
L’imprenditore presenta il piano ai creditori principali e negozia l’adesione. Non serve l’unanimità: ciò che conta è raggiungere accordi con i creditori strategici per la continuità.
Fase 5: Esecuzione del piano
Una volta ottenuto il consenso dei creditori chiave, si procede all’esecuzione. L’imprenditore mantiene il controllo operativo e rispetta gli impegni presi.
Le misure protettive: quando è utile richiederle
Un aspetto importante: il piano attestato non prevede automaticamente protezioni dai creditori. Durante le trattative, i creditori potrebbero infatti avviare azioni esecutive che comprometterebbero il risanamento.
Per questo, l’imprenditore può richiedere al tribunale misure protettive temporanee (art. 54 CCII):
- Durata: massimo 4 mesi, prorogabili di ulteriori 2 mesi.
- Effetto: blocco di pignoramenti, sequestri e acquisizioni di nuove garanzie.
- Riservatezza: la richiesta non viene pubblicata.
Quando conviene richiederle:
- se alcuni creditori hanno già minacciato azioni esecutive;
- quando servono alcuni mesi per completare le trattative;
- se ci sono creditori “ostili” che potrebbero sabotare il piano.
Quando non sono necessarie:
- se le trattative procedono velocemente;
- quando i creditori principali hanno già dato disponibilità;
- se non ci sono minacce concrete di azioni esecutive.
La richiesta va valutata caso per caso: le misure protettive danno sicurezza ma comportano il coinvolgimento del tribunale, riducendo parzialmente il vantaggio della riservatezza.
I vantaggi concreti per l'imprenditore
Riservatezza totale –> A differenza delle procedure concorsuali, il piano attestato non viene pubblicato. Clienti, fornitori e banche continuano i rapporti senza sapere della crisi. Questo è fondamentale per settori dove la reputazione è tutto.
Gestione ordinaria –> L’imprenditore mantiene tutti i poteri di gestione: può continuare a contrattare, investire, assumere o licenziare secondo le necessità aziendali. Non ci sono commissari giudiziali o comitati dei creditori da consultare.
Flessibilità negoziale –> Ogni accordo può essere personalizzato: dilazioni diverse per creditori diversi, pagamenti parziali, conversioni di debiti in equity, cessioni di rami d’azienda. La creatività negoziale è massima.
Nessun coinvolgimento giudiziario –> Salvo la richiesta facoltativa di misure protettive, non serve omologazione del tribunale. Questo significa tempi più rapidi e costi minori.
Tutela legale dopo l’esecuzione –> Una volta eseguito, il piano attestato produce effetti protettivi: i pagamenti effettuati in esecuzione del piano non sono revocabili fallimentarmente e l’imprenditore che ha eseguito correttamente il piano non può essere accusato di bancarotta.
Quando intervenire: prima è meglio
L’errore più frequente degli imprenditori è aspettare troppo. Il piano attestato funziona meglio quando la crisi è ancora gestibile, prima che la situazione degeneri.
Segnali che dovrebbero far scattare un campanello d’allarme:
- difficoltà ricorrenti nel pagare fornitori o stipendi;
- utilizzo crescente di linee di credito a breve;
- perdite operative per più di un esercizio;
- contrazione del fatturato superiore al 15-20%;
- richieste insistenti di creditori principali.
Intervenire tempestivamente significa avere più margini negoziali, maggiore credibilità con i creditori e maggiori possibilità di successo del risanamento.
A cura di Egidio Veronesi
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