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Statuto e patti parasociali: le regole si decidono quando si va d’accordo

Quando si costituisce una società, raramente ci si sofferma abbastanza sulle regole che regoleranno i rapporti tra i soci.

Eppure, uno statuto ben costruito e, quando opportuno, specifici accordi tra soci possono evitare, in futuro, molte difficoltà.

Lo statuto non è una semplice formalità

Lo statuto viene spesso considerato un documento necessario per andare dal notaio. Si utilizza un modello standard, si apporta qualche modifica e poi lo si ripone in un cassetto.

In realtà, è il documento che disciplina il funzionamento della società e che, entro i limiti consentiti dalla legge, può stabilire regole importanti su aspetti come:

  • le modalità di assunzione delle decisioni;
  • la nomina e i poteri degli amministratori;
  • le maggioranze necessarie per determinate deliberazioni;
  • il trasferimento delle partecipazioni;
  • particolari diritti attribuiti a singoli soci.

I soci della società possono cambiare, ma lo statuto rimane. Certamente è difficile prevedere quali possano essere le situazioni future in modo da adattare lo statuto a tutti i casi possibili; non si finirebbe più. Si possono, tuttavia, prevedere regole specifiche che consentiranno di far partecipare tutti i soci alla decisione, così come di superare situazioni di blocco, che nel caso di due soci al 50% ciascuno non sono impossibili da immaginare. In casi come questi, infatti, è sempre d’obbligo l’unanimità perché un socio con il 50% non può decidere.

Esempio

Marco e Andrea possiedono ciascuno il 50% della società. Per alcune decisioni particolarmente importanti, come l’acquisto di un immobile o la vendita dell’azienda, potrebbero prevedere nello statuto una maggioranza qualificata del 70% del capitale sociale.

In questo caso, nessuno dei due potrebbe decidere da solo: sarebbe necessario comunque l’accordo di entrambi.

Immaginiamo invece che nella società ci sia anche Bruno e che i tre soci possiedano ciascuno un terzo del capitale.

Se lo statuto prevedesse, per quelle stesse decisioni, una maggioranza qualificata del 70%, l’accordo di due soci non sarebbe sufficiente: insieme rappresenterebbero soltanto il 66,67% del capitale.

Per acquistare un immobile o deliberare la vendita dell’azienda servirebbe quindi il consenso di tutti e tre i soci.

Una previsione del genere può tutelare i soci rispetto a decisioni particolarmente impegnative, ma può anche bloccare operazioni importanti quando uno solo di loro non è d’accordo.

È quindi fondamentale che le maggioranze previste dallo statuto siano valutate attentamente, tenendo conto del numero dei soci e della distribuzione delle partecipazioni.

I patti parasociali

Accanto allo statuto esiste un altro strumento, spesso poco conosciuto dagli imprenditori: il patto parasociale.

Si tratta di un accordo tra alcuni o tutti i soci, con il quale vengono disciplinati determinati comportamenti nei loro rapporti societari.

Per esempio, Marco e Andrea potrebbero accordarsi preventivamente su come orientare le decisioni relative agli investimenti, sulla composizione dell’organo amministrativo oppure sulle condizioni per un’eventuale vendita delle partecipazioni.

La differenza fondamentale è che lo statuto disciplina l’organizzazione della società, mentre i patti parasociali creano normalmente obblighi contrattuali tra i soci che li sottoscrivono.

Non sono strumenti intercambiabili. Una violazione del patto parasociale, per esempio, non comporta automaticamente l’invalidità della deliberazione societaria assunta in contrasto con l’accordo.

Esempio

Facciamo un altro esempio con la società di tre soci: Marco, Andrea e Bruno, ciascuno con una quota di 1/3. Se lo statuto non prevede maggioranze qualificate (quindi si decide con il 51%), la decisione di vendere l’azienda richiede il consenso di almeno due soci. Andrea e Bruno hanno fatto un patto parasociale che prevede che, qualora Bruno trovi un acquirente dell’azienda per un valore prestabilito, Andrea si obblighi a votare in modo favorevole assieme a Bruno, per raggiungere la maggioranza e decidere. Bruno aveva acconsentito a entrare in società a condizione che si potesse cedere l’azienda a determinate condizioni. Non ne hanno mai parlato con Marco perché sapevano entrambi che non sarebbe stato favorevole.

Il momento giusto per stabilire le regole

C’è un aspetto che gli imprenditori tendono a sottovalutare. Quando i soci vanno d’accordo, discutere di cosa potrebbe accadere in caso di contrasto sembra quasi una manifestazione di sfiducia reciproca.

In realtà è esattamente il contrario.

Stabilire in anticipo le regole significa riconoscere che, nel corso della vita di un’impresa, le esigenze personali, familiari ed economiche dei soci possono cambiare. Inoltre, un’azienda non dovrebbe trovarsi in difficoltà soltanto perché i suoi proprietari hanno opinioni diverse.

Una considerazione finale

Lo statuto e gli eventuali patti parasociali dovrebbero essere progettati con la stessa attenzione che si dedica a un investimento importante.

Non basta che siano giuridicamente corretti: devono essere adatti alla società, ai suoi soci e alle prospettive di sviluppo futuro.

Perché quando nasce un conflitto è spesso troppo tardi per concordare serenamente le regole con cui risolverlo.

Nel prossimo articolo parleremo di un’altra situazione delicata: cosa succede quando un socio decide di lasciare la società?

A cura di Egidio Veronesi