La prima domanda che si pone un imprenditore (e che pone al suo commercialista) è la seguente:

la mia attività va bene o male?

La risposta non può essere una sola. L’azienda può andare bene o male a seconda di tanti fattori che devono essere attentamente valutati.

Spesso l’imprenditore ha una percezione molto limitata dell’andamento aziendale e il più delle volte le uniche cose che percepisce sono:

  • La liquidità presente sui conti correnti: se la liquidità aumenta si percepisce che l’azienda va bene;
  • La capacità di far fronte ai propri impegni: se vengono fatti i pagamenti in scadenza senza difficoltà e senza lasciare indietro tasse, contributi e fornitori, si percepisce che l’azienda non è indebitata e di conseguenza va bene;
  • La liquidità sui conti correnti cala e vengono utilizzati per intero gli affidamenti bancari, che a volte non sono sufficienti. Di conseguenza si percepisce che l’azienda non va assolutamente bene.

Al di là di queste elementari percezioni, molti imprenditori non conoscono assolutamente la propria azienda. Inoltre, le percezioni possono essere non veritiere.

Il primo caso

Certamente una liquidità in costante aumento può essere sintomo di una buona gestione e di un’azienda sana. L’andamento della liquidità è infatti ritenuto da molti un indicatore sufficiente della performance aziendale.

Questo, tuttavia, non è sufficiente in quanto la liquidità non può essere l’unico indicatore dell’andamento aziendale. Occorre anche monitorare attentamente altre situazioni che sono, ad esempio l’andamento della marginalità aziendale che si ottiene sottraendo ai ricavi i costi di produzione (materie prime, lavorazioni, energia, personale ecc.).

 

Esempio: ricavi euro 50.000 – costi di produzione euro 37.500 = 12.500 euro (=margine lordo o margine di contribuzione).

Mettendo a rapporto tale margine con i ricavi si ottiene:

euro 12.500 : euro 50.000 x 100 = 25%

Ciò significa che il nostro margine di contribuzione è pari al 25% dei ricavi. Tale margine serve a coprire i costi fissi (affitti, costo impiegati, assicurazioni, consulenze ecc.). Da qui il termine “margine di contribuzione”.

Se l’imprenditore calcola questo indice periodicamente (ad esempio tutti i mesi) e lo tiene monitorato nel tempo avrà un elemento di valutazione della performance aziendale.

KPI

Quello che abbiamo calcolato viene comunemente definito in inglese KPI ovvero: “key performance indicator” che tradotto in italiano significa indicatore della performance.

Allo stesso modo l’imprenditore, magari con l’aiuto del proprio commercialista, potrà creare una serie di semplici indicatori da calcolare periodicamente e da tenere sotto controllo.

Ad esempio, l’andamento del fatturato mensile, l’andamento degli ordini in entrata, i tempi di evasione degli ordini ecc.

Questi indicatori se ben congegnati e seguiti nel tempo, possono rappresentare un vero e proprio cruscotto di controllo che rileva le performance aziendali.

Un valido strumento di controllo per controllare e prevenire

Un imprenditore che possiede un valido strumento di controllo costituito da alcuni indicatori aziendali, sia economici che patrimoniali, ma anche organizzativi o commerciali come ad esempio: n° di reclami dei clienti, clienti nuovi e clienti persi ecc., potrà accorgersi in tempo se le cose non vanno per il verso giusto.

Se sarà accorto e preciso nel rilevare gli indicatori e al tempo stesso pronto a reagire ai cambiamenti, difficilmente si troverà in una situazione di crisi irreversibile.

Nei prossimi articoli esamineremo quali sono i rimedi alla situazione di crisi e quali i provvedimenti più opportuni da prendere per non arrecare (o per limitare) danni ai propri creditori evitando, così, di mettere a rischio il proprio patrimonio personale.

A cura di Egidio Veronesi