Giovedì 24 settembre 2026 l’Imbarcadero del Castello Estense di Ferrara ha ospitato “Il passaggio generazionale come occasione di crescita per le imprese”, l’incontro che M&W Veronesi & Associati ha organizzato insieme a Reale Mutua – Agenzia di Ferrara Romanini e Pambianchi.

Imprenditori, professionisti e famiglie d’impresa del territorio si sono ritrovati sotto le volte in mattoni dell’Imbarcadero per confrontarsi su uno dei momenti più delicati nella vita di un’azienda. La serata ha unito approfondimento tecnico, networking e la scoperta di uno dei luoghi simbolo della città.

Perché parlarne oggi

In Italia circa l’85% delle imprese è a conduzione familiare, ma solo tre su dieci arrivano alla seconda generazione e appena il 13% raggiunge la terza. I dati sono di AIdAF e della Cattedra AIdAF-EY dell’Università Bocconi.

Il motivo raramente è la mancanza di idee o di mercato. Molto più spesso, al passaggio non ci si è pensato in tempo. Per questo abbiamo scelto di affrontare il tema non come un problema, ma come un’occasione di crescita: un processo da pianificare, con gli strumenti giusti e con il supporto di professionisti diversi.

Gli interventi

Il programma ha affrontato il passaggio generazionale da quattro prospettive complementari: organizzativa, operativa, giuridica e patrimoniale. Il filo comune è emerso in ogni intervento: la continuità si costruisce prima del momento formale del passaggio.

Un processo che mette alla prova la maturità dell'impresa

Il Dott. Gianfranco Barbieri, commercialista dello Studio Barbieri & Associati, ha descritto il passaggio generazionale come un test: misura se l’impresa sa continuare a creare valore anche oltre la persona che l’ha costruita. La domanda da porsi non è solo “chi viene dopo?”, ma “come vogliamo che sia l’impresa dopo il passaggio?”.

Gli strumenti: donazione, patto di famiglia, holding e trust

Il Dott. Egidio Veronesi, commercialista di M&W Veronesi & Associati, è partito da una domanda diretta: la tua azienda è pronta a continuare senza di te? In Italia due imprenditori su tre hanno superato i 60 anni, eppure il passaggio viene spesso rinviato. La pianificazione andrebbe avviata con 5-10 anni di anticipo, chiarendo ruoli, preparando gli eredi e accettando che entrino idee nuove.

Prima di scegliere lo strumento serve un’analisi preventiva che riguarda la situazione di fatto (donazioni pregresse, assetto familiare, testamenti, vincoli statutari e patti parasociali) e gli obiettivi dell’imprenditore. Spesso occorre anche mettere ordine negli asset societari, ad esempio riorganizzandoli sotto una holding con operazioni in neutralità fiscale.

Gli strumenti sono molteplici (Patto di Famiglia, Donazione, Trust, Holding), ma non esiste quello giusto in assoluto: esiste quello coerente con la famiglia e gli obiettivi.

Il modello dei tre cerchi e il Patto di Famiglia

Il Notaio Dott. Alberto Forte ha letto l’impresa familiare con il modello dei tre cerchi di Tagiuri e Davis: famiglia, proprietà e impresa. Le loro sovrapposizioni individuano sette ruoli diversi, ciascuno con interessi e potenziali conflitti. Si va dal familiare che non lavora in azienda al socio esterno, dall’erede che lavora ma non è socio fino all’erede designato, che è al tempo stesso familiare, socio e operativo.

Il Patto di Famiglia (artt. 768-bis e seguenti c.c.) risponde a ciascuno di questi ruoli. È un atto pubblico notarile con cui l’imprenditore trasferisce l’azienda o le quote a uno o più discendenti. Vi partecipano il coniuge e tutti i legittimari, e chi non riceve l’azienda viene liquidato, salvo rinuncia. Il risultato è la stabilità successoria: il trasferimento è escluso da collazione e riduzione e non può essere contestato dagli altri eredi.

Le soluzioni per la protezione del patrimonio

Ilenia Romanini, agente generale, e Giulio Andreoli, promotore finanziario, di Reale Mutua – Agenzia di Ferrara Romanini e Pambianchi, hanno chiuso la parte tecnica con alcuni dati. Solo il 13-15% degli italiani redige un testamento e le cause civili in materia di successioni durano in media circa 2.850 giorni nei tre gradi di giudizio, quasi otto anni.

La pianificazione patrimoniale, hanno spiegato, ha tre obiettivi. La protezione difende la famiglia e l’impresa da eventi che colpiscono la persona o il patrimonio. La separazione mette una parte del patrimonio al riparo dal rischio d’impresa e lo destina a scopi precisi, come la tutela dei familiari più fragili. La riservatezza riguarda la consistenza patrimoniale e le istruzioni per la gestione futura.

Tra gli strumenti illustrati ci sono la polizza key-man, che tutela l’impresa in caso di perdita di una figura chiave, la polizza D&O per la responsabilità degli amministratori, le coperture Long Term Care e dread disease. Si aggiungono le polizze vita e i fondi pensione. In linea generale le somme delle polizze vita non sono pignorabili né sequestrabili e non rientrano nell’asse ereditario (art. 1923 c.c., con alcune eccezioni). I contributi ai fondi pensione sono deducibili fino a 5.300 euro l’anno.

L'aperitivo nella Loggia e la visita al Castello

Dopo gli interventi, gli ospiti si sono spostati nella Loggia del Castello per un aperitivo di networking. È stata l’occasione per proseguire il confronto in modo informale con i relatori e tra imprenditori.

La serata si è chiusa con la visita guidata al Castello Estense. Percorrere le sale e gli spazi della residenza degli Este, illuminata nella sera ferrarese, ha dato un significato in più all’incontro. Un luogo che attraversa i secoli ricorda bene che la continuità si costruisce nel tempo, di generazione in generazione.

 

Desideriamo ringraziare tutti i relatori e i partecipanti per avere condiviso con noi questo importante momento di confronto.

A cura di Silvia Veronesi, Responsabile marketing e comunicazione