Dopo una lunga serie di articoli dedicati agli aspetti tecnici della gestione e della vita aziendale, questa settimana iniziamo un nuovo percorso dedicato alle società e alle dinamiche che ne accompagnano la vita.

Partiamo da una domanda che molti imprenditori si pongono, soprattutto quando stanno pensando di avviare una nuova attività: Meglio da soli o con un socio?

Avere un socio: opportunità e difficoltà

C’è un vecchio detto, che ogni tanto mi ripetono i clienti: le società che funzionano meglio sono quelle con un numero di soci dispari. E tre son troppi.

È una battuta, naturalmente. Ma, come spesso accade, dietro una battuta si nasconde qualcosa su cui vale la pena fermarsi a pensare.

Avere dei soci può essere (e spesso lo diventa) complicato. Bisogna confrontarsi, discutere, qualche volta cedere sulle proprie convinzioni; inoltre, bisogna dividere gli utili e, soprattutto, condividere le decisioni. Poi c’è chi lavora di più, chi è più bravo, chi alla sera esce prima per andare a fare commissioni, chi fa più vacanze e chi meno e via di seguito.

Nonostante le difficoltà, moltissime grandi imprese, così come tante piccole e medie aziende di successo, sono nate proprio dall’incontro di due o più persone. Microsoft e Apple sono tra gli esempi più conosciuti.

Il motivo è abbastanza semplice: da soli si può fare molto, ma difficilmente si sa fare tutto.

Un bravo tecnico può conoscere perfettamente il prodotto ma non avere alcuna attitudine commerciale. Un ottimo venditore può conoscere il mercato e i clienti ma non essere capace di organizzare una produzione. Qualcuno può avere una grande idea ma non disporre dei capitali necessari per trasformarla in un’impresa. Altri possono avere capacità organizzative, relazioni, esperienza o competenze finanziarie che mancano completamente a chi ha avuto l’intuizione iniziale.

È proprio in questi casi che un socio può rappresentare una straordinaria opportunità.

La storia di Marco e Andrea

Marco e Andrea si conoscono da quando avevano poco più di vent’anni.

Marco è un tecnico. Conosce perfettamente il prodotto, sa come realizzarlo e riesce spesso a trovare una soluzione anche quando gli altri vedono soltanto un problema.

Andrea è diverso. Gli piace parlare con le persone, sa vendere, comprende rapidamente cosa vuole un cliente e, soprattutto, ha quella capacità non comune di trasformare una conoscenza occasionale in un rapporto commerciale.

Nessuno dei due, probabilmente, sarebbe riuscito da solo a costruire ciò che hanno costruito insieme.

Quando decidono di mettersi in proprio hanno pochi soldi, molta energia e una discreta dose di incoscienza. Costituiscono una società al 50 per cento e iniziano a lavorare.

Marco si occupa della produzione. Andrea dei clienti. Le decisioni importanti vengono prese insieme. Non servono riunioni del consiglio di amministrazione, procedure particolari o sofisticate regole di governance. Si vedono praticamente ogni giorno lavorando gomito a gomito e, quando c’è qualcosa da decidere, ne parlano. Qualche volta discutono, naturalmente. Tuttavia, alla fine una soluzione la trovano sempre.

Passano gli anni.

L’azienda cresce. Arrivano nuovi dipendenti, nuovi clienti, nuovi investimenti e viene acquistato il capannone. Il fatturato aumenta e quella società che all’inizio possedeva poco più di qualche attrezzatura diventa un patrimonio importante: da poche decine di migliaia di Euro di fatturato si passa ai milioni.

Anche Marco e Andrea cambiano.

Hanno famiglie, esigenze diverse e idee non sempre coincidenti su ciò che dovrebbe diventare l’azienda. Uno vorrebbe continuare a investire. L’altro comincia a pensare che sarebbe opportuno distribuire una parte maggiore degli utili per far star bene la propria famiglia.

Uno dei figli vorrebbe entrare in azienda. I figli dell’altro hanno scelto strade completamente diverse. Per la prima volta dopo tanti anni, alcune decisioni che prima sembravano semplici diventano molto più difficili.

Quando il buon rapporto non basta più

È proprio a questo punto che Marco e Andrea scoprono una cosa che moltissimi imprenditori scoprono troppo tardi: avere un buon socio è importante. Avere buone regole tra soci lo è altrettanto.

Quando si costituisce una società, l’entusiasmo porta naturalmente a concentrarsi sul futuro. Si parla del prodotto, dei clienti, degli investimenti, dei finanziamenti e delle opportunità di crescita.

Molto meno spesso ci si ferma a discutere delle situazioni che potrebbero verificarsi in futuro:

Chi prenderà le decisioni importanti? Cosa accadrà se un giorno non saremo più d’accordo? Se uno dei soci vorrà vendere e l’altro no? Se entreranno in azienda i figli di uno soltanto dei soci? Se uno dei due smetterà di lavorare nell’impresa? Quanto vale la quota di chi decide di uscire? E chi stabilirà quel valore?

Si tratta di domande che, quando i rapporti sono buoni e fluidi, possono sembrare quasi fuori luogo.

In realtà è proprio quello il momento migliore per affrontarle; le regole tra soci non servono quando si va d’accordo; servono per sapere cosa fare quando non si va più d’accordo.

I prossimi articoli

È questo il tema che affronteremo nei prossimi numeri di Cosa deve sapere un buon imprenditore.

Continueremo a seguire la storia di Marco e Andrea e, attraverso le vicende della loro azienda, cercheremo di capire come funziona la governance di una società e quali strumenti possono aiutare a prevenire o gestire i conflitti tra soci.

In particolare, vediamo di seguito i prossimi articoli:

  1. Amministratore unico o consiglio di amministrazione?
    Come scegliere chi deve amministrare l’impresa e come distribuire poteri e responsabilità.
  2. Cinquanta e cinquanta: perfetto, finché siamo d’accordo
    Il grande tema delle società paritetiche e di cosa accade quando due soci con lo stesso peso prendono strade diverse.
  3. Maggioranza e minoranza: chi decide e chi si deve proteggere
    Avere il 51 per cento significa davvero poter decidere tutto? E quali strumenti ha chi possiede la minoranza?
  4. Quando i soci cominciano a litigare
    Cosa succede quando il confronto diventa conflitto e il conflitto rischia di paralizzare l’azienda.
  5. Patti parasociali e statuto: decidere prima le regole del gioco
    Le regole più importanti andrebbero stabilite quando i rapporti sono ancora buoni, non quando il problema è già sorto.
  6. Voglio uscire dalla società
    Cosa accade quando un socio vuole vendere, l’altro non vuole comprare oppure nessuno è d’accordo sul valore dell’azienda.
  7. La governance si costruisce quando l’azienda sta bene
    Figli, nuovi soci, manager, passaggio generazionale e crescita dell’impresa: perché le regole societarie devono evolvere insieme all’azienda.

Marco e Andrea, quando iniziarono la loro avventura imprenditoriale, non si posero quasi nessuna di queste domande. Avevano poco più di vent’anni, pochi soldi e un’azienda ancora tutta da costruire.

Trenta anni dopo, molte di quelle domande chiedono una risposta.

A cura di Egidio Veronesi