Con questo articolo inauguriamo una nuova serie dedicata a un tema cruciale per ogni imprenditore: come rendere la propria azienda attraente verso l’esterno. Nei prossimi appuntamenti vedremo quali leve migliorano la percezione dell’impresa agli occhi di partner commerciali, clienti, potenziali soci o soggetti interessati ad acquisirla, banche e finanziatori.

Iniziamo, dunque, dal rapporto con il sistema creditizio e dal peso ormai decisivo del Rating ESG, per proseguire nelle prossime settimane con i canali alternativi al sistema bancario ai quali è possibile accedere per finanziare l’azienda.

Il Rating ESG

Fino a poco tempo fa, quando si parlava di sostenibilità, molti piccoli e medi imprenditori liquidavano l’argomento come una moda passeggera: una strategia di marketing per multinazionali o, peggio, l’ennesimo carico di burocrazia. Oggi la realtà è profondamente cambiata: la sostenibilità non è più soltanto una scelta etica, ma un preciso parametro finanziario.

Chi di recente si è recato in banca per chiedere un finanziamento, un fido o un mutuo per la propria PMI avrà notato che le domande non riguardano più solo il fatturato, il MOL o le garanzie reali. Gli istituti di credito analizzano sempre di più il cosiddetto Rating ESG, un punteggio che valuta l’impatto e il profilo dell’azienda su tre fronti: Ambiente (Environmental), Sociale (Social) e Governance (Governance).

Perché le banche lo fanno

Non si tratta di ecologismo. Le normative europee impongono agli istituti di credito di valutare il rischio climatico e di transizione dei loro portafogli clienti. Dall’11 gennaio 2026, infatti, le linee guida dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) sulla gestione dei rischi ESG sono pienamente applicabili alle banche europee – con una proroga al 2027 per gli istituti più piccoli. Per l’EBA i fattori ESG non sono una categoria di rischio a sé, ma elementi che possono amplificare i rischi creditizi tradizionali: la sostenibilità entra così, in modo strutturale, nella valutazione del merito di credito.

Qui sta il punto che riguarda da vicino le PMI. Anche se l’azienda non è formalmente obbligata a rendicontare la sostenibilità, le banche – dovendo dimostrare ai propri supervisori di avere piena visibilità sui rischi ESG del portafoglio – tendono a classificare come più rischiose le imprese prive di dati ESG adeguati. Un punteggio ESG basso o assente si traduce oggi in due conseguenze immediate: tassi di interesse più alti o, nei casi peggiori, il rifiuto del credito.

Che non sia teoria lo dicono i numeri. Secondo l’ESG Outlook 2025 di CRIF, nel 2024 circa il 39% dei finanziamenti alle PMI italiane è stato erogato a imprese con buoni livelli di adeguatezza ESG, contro poco più del 25% dell’anno precedente. La tendenza è strutturale ed è destinata a consolidarsi.

Un’opportunità, non un ostacolo

Per un buon imprenditore, questo scenario non deve essere vissuto come un peso, ma come una leva strategica. Ottenere un buon Rating ESG non richiede necessariamente investimenti milionari. Significa, ad esempio:

  • Ambiente: efficientare i consumi energetici del capannone, ridurre gli sprechi di materie prime, ottimizzare la logistica.
  • Sociale: investire sulla sicurezza sul lavoro, garantire la parità di genere e curare il benessere dei dipendenti per ridurre il turnover.
  • Governance: tenere una contabilità trasparente, definire ruoli e responsabilità chiari, pianificare e monitorare i rischi aziendali.

Migliorare questi aspetti permette alla PMI di presentarsi in banca con un “passaporto” preferenziale: linee di credito ottenute più rapidamente e a condizioni economiche decisamente migliori rispetto ai concorrenti. La sostenibilità, quindi, si misura direttamente nel conto economico e nella cassa aziendale.

E’ una nuova leva di merito per ottenere credito, ma che va ben gestita e proposta al sistema bancario.

Consiglio dello Studio M&W Veronesi e Associati

Non conviene aspettare che sia la banca a chiedere i dati ESG nel momento dell’urgenza di liquidità. Il nostro Studio aiuta a mappare fin da ora gli indicatori di sostenibilità e a integrarli nel controllo di gestione, trasformando la compliance normativa in un vantaggio competitivo per ottenere credito alle migliori condizioni di mercato.

A cura di Egidio Veronesi