La gestione di un contratto di finanziamento: le clausole contrattuali
La sottoscrizione di un contratto di finanziamento con una banca comporta obblighi reciproci tra le parti. La banca si impegna a rispettare le condizioni contrattuali per tutta la durata dell’accordo; tuttavia, anche il cliente è vincolato a tali condizioni.
È pertanto fondamentale prestare particolare attenzione a specifiche clausole contrattuali, soprattutto quelle relative all’estinzione anticipata del prestito e quelle relative alla facoltà della banca di richiedere il rimborso immediato.
La clausola di estinzione anticipata del finanziamento
L’estinzione anticipata di un finanziamento bancario rappresenta un’opzione che permette al debitore di saldare il proprio debito prima della scadenza stabilita nel contratto. Tale opzione può offrire vantaggi significativi come la riduzione degli interessi complessivi da pagare, ma può comportare l’applicazione di una penale.
Le principali ragioni per cui un’azienda può decidere di estinguere anticipatamente un prestito possono essere:
- Liquidità improvvisa: un’entrata finanziaria per un disinvestimento (ad esempio la vendita di un immobile o di una partecipazione o un’ottima performance economica) può permettere di estinguere il prestito.
- Riorganizzazione finanziaria: consolidare debiti o fare una ristrutturazione (accorpando alcuni finanziamenti in un unico mutuo), allungare il prestito per ridurre le rate ecc.
- Sostituire un finanziamento con uno più vantaggioso: ciò può accadere ad esempio per passare da un tasso fisso a uno variabile o viceversa, oppure perché l’azienda ha migliorato notevolmente il proprio rating e quindi può ottenere, dal sistema bancario, condizioni più vantaggiose.
Nel contratto di finanziamento è solitamente prevista l’applicazione di una penale in caso di estinzione anticipata. La possibilità di negoziare una riduzione di tale penale con la banca risulta molto difficile, in particolare quando l’estinzione è finalizzata all’ apertura di un nuovo finanziamento presso un altro istituto di credito. In passato, ho visto nei contratti di finanziamento penali anche del 3%, tuttavia oggi non possono superare l’1%. È fondamentale effettuare un’attenta valutazione: il costo della penale in caso di sostituzione del finanziamento con un altro deve essere confrontato con il risparmio sugli interessi futuri. In tale valutazione occorre considerare anche eventuali ulteriori variabili, quali ad esempio l’estensione della durata del piano di rimborso.
Tipologie di penali per estinzione anticipata
Le penali per estinzione anticipata possono assumere diverse forme:
- Penale fissa: un importo predefinito da pagare in caso di estinzione anticipata.
- Penale percentuale: una percentuale sul capitale residuo o sull’importo originario del prestito.
- Penale variabile: calcolata in base al tempo rimanente alla scadenza del prestito.
In Italia, la normativa che regola le penali per estinzione anticipata è stata modificata negli ultimi anni per tutelare maggiormente i consumatori. La legge prevede limiti alle penali che possono essere applicate, specialmente per prestiti ipotecari e mutui:
- Mutui a tasso fisso: la penale non può superare l’1% del capitale residuo.
- Mutui a tasso variabile: la penale è stata abolita.
- Prestiti personali: le penali possono variare, ma devono essere chiaramente specificate nel contratto.
Sono inoltre previste esenzioni da penali per i mutui contratti da soggetti privati come ad esempio quelli relativi all’acquisto della prima casa.
Prima di procedere all’estinzione anticipata di un finanziamento, al fine di evitare l’applicazione della penale, è sempre opportuno trattare con la banca con la quale si ha in essere il finanziamento, proponendo ad essa di passare dal tasso fisso al variabile o viceversa o chiedendo ad esempio l’allungamento del piano di ammortamento. Rinegoziare è sempre possibile e le possibilità di riuscita dipendono molto dalla forza contrattuale dell’impresa. Tuttavia, va considerato che, oggigiorno le banche sono organizzazioni sempre più grandi, con poteri decisionali centralizzati e spersonalizzate per cui spesso la trattativa è ostica e poco agevole.
La clausola di rimborso anticipato su iniziativa della Banca
Un altro aspetto da considerare quando si firma un contratto di finanziamento riguarda le clausole relative alla facoltà della banca di richiedere anticipatamente il rimborso integrale del prestito in caso ad esempio di vendita dell’azienda, di ingresso in società di nuovi soci o di cessione della maggioranza delle quote sociali.
Se è in previsione una di queste operazioni va considerato il rischio potenziale di estinzione anticipata di tutto il finanziamento con i relativi grossi rischi per l’azienda.
Come è possibile, dunque, tutelarsi in sede di firma di un contratto di finanziamento, spesso rappresentato da numerosi fogli scritti con caratteri microscopici?
È consigliabile chiedere che nel contratto vengano inserite opportune deroghe e precisazioni, che prevedano ad esempio la possibilità di estinzione anticipata del finanziamento dopo un numero di anni, con riduzione in tal caso della penale al minimo, se non l’azzeramento della stessa.
Relativamente alla facoltà della banca di restituzione integrale del finanziamento in caso di trasferimento dell’azienda è possibile chiedere che vengano circoscritte meglio le varie ipotesi di rimborso anticipato: ad esempio con indicazione secondo cui il rimborso anticipato è condizionato all’assenza di garanzie idonee da parte dei nuovi soci o acquirenti (nel caso di cessione della maggioranza delle quote o azioni). In ogni caso, qualora questa clausola sia presente, prima di fare una cessione di quote o di azienda è meglio informare la banca e chiedere come si comporterà.
Altra possibilità di definire alcune condizioni contrattuali può essere quella di farsi rilasciare una “side letter” ovvero un documento dove la banca andrà a precisare che in caso si verifichi un determinato evento (estinzione anticipata o altro) verranno applicate determinate condizioni di favore.
Tutto quanto indicato sopra vale sia per i contratti di mutuo sia per i contratti di leasing. Quest’ultimi spesso prevedono, in caso di cessione dell’azienda o della maggioranza delle quote sociali, l’obbligo di pagare tutte le rate ancora da scadere compresi gli interessi!
Nel prossimo articolo parleremo di come ridurre il rischio di aumento dei tassi variabili con assicurazioni o ricorrendo ai derivati.
A cura di Egidio Veronesi
La scelta tra tasso fisso e variabile quando si fa un finanziamento
Quando si tratta di stipulare un contratto di finanziamento, la scelta tra un tasso di interesse fisso e uno variabile è fondamentale. Entrambe le tipologie hanno i loro vantaggi e svantaggi ed è importante considerare una serie di fattori prima di prendere una decisione.
Di seguito analizziamo le sostanziali differenze tra le due tipologie di tassi.
Tasso Fisso
Il tasso fisso offre una stabilità che può essere estremamente rassicurante per chi cerca certezza nei propri pagamenti. Con un tasso fisso:
- il tasso di interesse rimane invariato per tutta la durata del prestito.
- i pagamenti mensili sono prevedibili e costanti, facilitando la gestione del budget.
- non si è esposti alle fluttuazioni del mercato.
Tuttavia, il tasso fisso può avere un tasso di interesse iniziale più elevato rispetto al variabile, poiché incorpora una sorta di assicurazione contro eventuali aumenti futuri dei tassi.
Tasso Variabile
Il tasso variabile, d’altra parte, può offrire un tasso di interesse più basso iniziale, ma comporta una maggiore incertezza. Con un tasso variabile:
- il tasso di interesse può cambiare periodicamente, in base alle condizioni del mercato.
- i pagamenti mensili possono variare, rendendo la gestione del budget più complicata.
- si potrebbe beneficiare di un tasso di interesse più basso se i tassi di mercato diminuiscono.
Fattori da considerare nella scelta del tasso
Per scegliere tra un tasso fisso e un tasso variabile, è importante considerare:
- la propria tolleranza al rischio: se si preferisce la stabilità e prevedibilità dei pagamenti, un tasso fisso potrebbe essere la scelta migliore. Se si è disposti a correre il rischio di potenziali aumenti dei tassi di interesse in cambio di un possibile risparmio, il tasso variabile potrebbe essere più adatto.
- le condizioni economiche generali: in un periodo di tassi di interesse relativamente bassi, potrebbe essere vantaggioso bloccare un tasso fisso. Al contrario, se i tassi di interesse sono alti ma si prevede una diminuzione, un tasso variabile potrebbe risultare più conveniente.
- la durata del prestito: per finanziamenti a lungo termine, la stabilità di un tasso fisso può offrire maggiore sicurezza; per finanziamenti a breve termine, un tasso variabile potrebbe offrire risparmi significativi.
- la situazione finanziaria dell’impresa: è fondamentale valutare se in caso di aumento sensibile dei tassi (e quindi della rata), l’azienda è in grado si sostenerne il relativo onere.
Suggerimenti pratici
Se si considera l’importo del finanziamento: più è elevato l’importo, maggiore dovrebbe essere la propensione per un tasso fisso. Lo stesso principio vale per la durata: più è lunga la durata e maggiori potrebbero essere le incognite e quindi più alta dovrebbe essere la propensione per un tasso fisso.
Chi desidera fare una scelta più consapevole e ragionata, può consultare le previsioni sui tassi, pubblicate ogni giorno dai quotidiani economici. Di seguito, ad esempio, la tabella delle previsioni del Sole 24 ore sui rendimenti e sui tassi.

Consultando la suddetta tabella è possibile fare le seguenti considerazioni: se il proprio finanziamento ha una durata di 5 anni le previsioni sui tassi sono in discesa, il tasso variabile potrebbe risultare quindi più conveniente. Se il proprio finanziamento ha una durata di 20 anni, il tasso Italia è in salita al 3,915 e quindi si potrebbe valutare un tasso fisso. Tuttavia, il tasso nei prossimi 3 anni è in diminuzione: con il variabile si avrebbe la possibilità di risparmiare e compensare il maggior costo del denaro finale.
Inoltre occorre valutare la struttura del piano di ammortamento: in caso di finanziamento con rimborso a rate costanti (ammortamento alla francese),si pagano molti interessi nei primi anni e pochi negli ultimi e quindi si potrebbe comunque avere interesse (consultando la tabella) a scegliere un tasso variabile.
In ogni caso, in base all’attuale situazione economica caratterizzata da forte instabilità dovuta a guerre, dazi, epidemie e stravolgimenti politici, le previsioni sui tassi possono risultare poco affidabili. Nella mia lunga esperienza le ho sempre consultate e posso affermare che le attese sui tassi possono cambiare anche molto velocemente e in misura sensibile da un mese all’altro.
Conclusioni
Scegliere tra un tasso fisso e uno variabile in un contratto di finanziamento richiede una valutazione attenta dei propri obiettivi finanziari, della tolleranza al rischio e delle condizioni economiche.
La scelta può comunque essere cambiata in corso d’opera, in base alle opzioni contrattuali del proprio contratto di finanziamento o ricorrendo ad altre soluzioni. Ne parleremo nell’articolo della prossima settimana con suggerimenti di carattere pratico.
A cura di Egidio Veronesi
I contratti di finanziamento aziendale: il Mutuo
Le risorse finanziarie sono fondamentali per la crescita e la stabilità di qualsiasi impresa: una delle decisioni più importanti in ambito aziendale riguarda proprio la scelta della tipologia di finanziamento da utilizzare.
In questo articolo analizzeremo quando è preferibile ricorrere a un finanziamento con scadenza a breve oppure a medio lungo termine. A tal proposito per finanziamento con scadenza a breve termine si intende un finanziamento con durata compresa tra i 12 e i 18 mesi e in generale tutte le aperture di credito per scoperto di conto corrente (i fidi di conto corrente per intenderci). Per finanziamento a medio termine si fa riferimento ad un finanziamento di durata media di 4/6 anni e per finanziamento a lungo termine si considera un finanziamento normalmente di 10 anni.
Nel contesto aziendale, ottenere finanziamenti oltre i 10 anni risulta piuttosto difficile, anche se garantiti da ipoteca. Tali durate più estese (fino a 15 o 20 anni) sono talvolta concesse solo per investimenti che hanno determinate caratteristiche e ad aziende solide. Per quanto riguarda i privati, invece, la situazione è differente: in caso di acquisto di una casa i finanziamenti possono arrivare anche a 30 anni, se non in certi casi a 40.
Il Finanziamento a breve termine
L‘indebitamento a breve termine ha una durata breve e vi si ricorre per soddisfare esigenze immediate di liquidità e per coprire spese operative quotidiane.
Le principali caratteristiche dell’indebitamento a breve termine includono:
- Durata: di solito inferiore a un anno (oppure “a revoca” come i fidi di conto corrente, soggetti a periodico rinnovo).
- Importo del Prestito: generalmente inferiore rispetto a quello di un mutuo.
- Interessi: tassi di interesse spesso più elevati rispetto ai mutui.
- Flessibilità: viene utilizzato per gestire fluttuazioni di cassa ed esigenze temporanee.
Il Mutuo
Un mutuo è per contro un prestito a lungo termine che di solito ha una durata prolungata nel tempo e con le seguenti caratteristiche:
- Importo del Prestito: generalmente elevato, necessario per finanziare investimenti.
- Durata: scadenza a Medio – Lungo Termine con rimborso rateale.
- Interessi: tasso di interesse fisso o variabile, che determina il costo del prestito.
- Garanzie: spesso l’immobile o l’attrezzatura acquistati fungono da garanzia.
Quando ricorrere a un Mutuo per finanziare l’azienda
Un mutuo con scadenza a medio-lungo termine è indicato quando l’azienda necessita di finanziare investimenti significativi che hanno un impatto duraturo sulla sua capacità produttiva e competitività.
Di seguito alcuni esempi di impiego:
- acquisto di immobili aziendali;
- acquisto di macchinari e attrezzature;
- espansione delle attività aziendali;
- ristrutturazione aziendale.
Vantaggi del mutuo
Ricorrere a un mutuo a medio-lungo termine offre diversi vantaggi:
- Rate di Rimborso: le rate possono essere distribuite su un lungo periodo, riducendo il peso finanziario mensile.
- Stabilità Finanziaria: permette di pianificare il futuro con maggiore certezza e stabilità.
- Interessi: generalmente i tassi di interesse sono più bassi rispetto a quelli dei prestiti a breve termine.
Scelta del Finanziamento: due aspetti su cui porre attenzione
Aspetto economico
L’aspetto fondamentale da considerare è la capacità dell’investimento di generare flussi di casa positivi che saranno idealmente destinati a ripagare le rate del finanziamento. Se si decide di investire in attrezzature o beni che hanno una utilità prolungata nel tempo, si può ritenere che tale investimento genererà flussi di cassa positivi. Ad esempio, l’acquisto di un immobile permetterà di risparmiare sull’affitto, oppure consentirà di aumentare la produzione; un macchinario o un impianto nuovo garantirà maggiore produttività e quindi una marginalità aggiuntiva.
Questi ragionamenti ci indicheranno anche quale sarà la durata ottimale di un finanziamento. Se ad esempio si acquista un centro di lavoro o un macchinario del costo di 80 milioni di euro e si ritiene che lo stesso abbia una durata produttiva di 5 anni, allora ci si potrà indirizzare verso un finanziamento a medio termine di pari durata (60 mesi).
Aspetto fiscale
Per determinare la durata ottimale del finanziamento, è fondamentale considerare anche l’aspetto fiscale dell’investimento. Supponiamo che il proprio investimento da 80 milioni di euro sia ammortizzabile “fiscalmente” al 20%: in questo caso si avrà un ritorno fiscale in 5 anni (dato dalla quota di ammortamento di 20 a cui si applicherà la percentuale di carico fiscale). Si avrà così una perfetta coincidenza tra la generazione di flussi di cassa positivi determinati dall’investimento, la durata del finanziamento e il ritorno fiscale.
Il ritorno fiscale ha un impatto rilevante e può variare, a seconda della situazione giuridica dell’impresa, dal 28% al 50%!
Caso specifico: acquisto di immobili
Nel caso di acquisto di immobili, l’ammortamento annuo è generalmente il 3%, con conseguente ritorno fiscale distribuito su 34 anni. In tali casi, è preferibile un contratto di leasing di 12 anni (durata “fiscale”) per avere un ritorno in termini di risparmio di imposte più aderente al rimborso delle rate (rimane il problema del maxi canone da anticipare che comunque si presenta anche nel mutuo, in quanto la banca di solito finanzia l’80% del costo). Per acquistare un immobile, il leasing è quindi preferibile rispetto a un mutuo di pari durata. Tuttavia, è importante sottolineare che la deducibilità fiscale in 12 anni non significa che il contratto di leasing non possa avere durata inferiore: può avere durata inferiore ma il costo sarà comunque ripartito sui 12 anni di durata minima.
Conclusione
La scelta tra un mutuo con scadenza a medio-lungo termine e un indebitamento a breve termine dipende dalle specifiche esigenze finanziarie e strategiche dell’azienda.
Il mutuo è più adatto per investimenti significativi e duraturi, mentre l‘indebitamento a breve termine è ideale per gestire fluttuazioni di cassa ed esigenze temporanee. In ogni caso, grande attenzione va posta all’aspetto del ritorno fiscale.
In un prossimo articolo parleremo della scelta tra tasso fisso e variabile, tematica particolarmente complessa da affrontare, specialmente in un contesto di instabilità economica e finanziaria come quello attuale.
A cura di Egidio Veronesi
Il Contratto di Leasing: caratteristiche, rischi e tutela per le imprese
Questa settimana introduciamo una serie di approfondimenti dedicati agli strumenti di finanziamento a disposizione delle aziende, con un primo focus sul contratto di leasing e sulle cautele da adottare nella valutazione delle relative clausole contrattuali.
Il contratto di leasing è uno strumento molto utilizzato dalle imprese per l’acquisizione di beni strumentali, immobili o veicoli, senza doverne sostenere da subito l’intero costo.
Si tratta di un accordo che consente di disporre del bene dietro pagamento di un canone periodico, con la possibilità di acquisirne la proprietà al termine del contratto, mediante il pagamento del valore residuo.
Verifica dei tassi e delle condizioni economiche
Prima della sottoscrizione di un contratto di leasing, è fondamentale verificare la correttezza dei tassi di interesse applicati, utilizzando uno dei numerosi strumenti di calcolo disponibili online. È altresì consigliabile richiedere almeno due preventivi da diversi istituti bancari e negoziare sul miglior preventivo ricevuto, ponendo attenzione sia ai tassi che alle spese di istruttoria.
Le garanzie richieste
Uno degli aspetti più delicati del leasing riguarda le garanzie richieste (spesso quelle personali dei soci). È opportuno valutare con il proprio consulente se la propria azienda dispone di un rating sufficiente per non prestare garanzie personali. Queste incidono sulla centrale rischi e possono avere effetti negativi qualora i soci vogliano richiedere prestiti a titolo personale. Inoltre, molto difficilmente possono essere eliminate prima del pagamento integrale del bene: in caso di cessione del leasing a terzi i fideiussori rimarranno obbligati personalmente fino all’avvenuto riscatto.
Le Clausole relative alla modifica delle quote sociali
Una delle clausole a cui è fondamentale prestare attenzione è quella che prevede la decadenza del finanziamento – o la risoluzione anticipata del contratto – nel caso in cui vengano modificate le quote sociali della società utilizzatrice.
Tale clausola, talvolta poco evidenziata nel documento contrattuale, può avere conseguenze rilevanti. In particolare, il leasing può essere revocato unilateralmente dalla società finanziaria nel caso in cui si verifichi:
- la cessione totale o parziale delle quote a nuovi soci;
- un cambio di controllo della società (es. modifica del socio di maggioranza);
- un’operazione straordinaria come una fusione o scissione.
Dal punto di vista della società, ciò può comportare l’obbligo di rimborsare immediatamente il debito residuo, con gravi impatti sulla liquidità e sulla gestione finanziaria aziendale.
Perché esistono queste clausole?
Dal lato del concedente (la società di leasing), tali clausole tutelano da un eventuale cambio di profilo di rischio del cliente. Infatti, la valutazione iniziale per la concessione del leasing si basa anche sull’assetto societario e sui soggetti che la controllano: un cambiamento potrebbe modificare radicalmente l’affidabilità percepita e quindi il rischio associato al finanziamento.
Come tutelarsi?
Per evitare problematiche indesiderate, è importante:
- Leggere con attenzione il contratto, anche nelle clausole apparentemente secondarie.
- Confrontarsi con un consulente legale o finanziario prima della firma.
- Valutare l’inserimento di una clausola di salvaguardia, soprattutto se si prevede una futura operazione societaria.
- In fase di trattativa, verificare la possibilità di rimuovere o modificare la clausola, o quanto meno di prevedere una comunicazione preventiva senza decadenza automatica.
Conclusioni
Il contratto di leasing è un’opportunità importante per le imprese; tuttavia, come ogni strumento finanziario va compreso e gestito con attenzione. Le clausole che legano il contratto alla struttura societaria dell’utilizzatore non sono solo tecnicismi, ma potenziali criticità che possono compromettere la stabilità finanziaria futura dell’azienda.
Affidarsi a professionisti esperti nella lettura e nella negoziazione dei contratti di leasing è fondamentale per garantire operazioni sicure e sostenibili nel tempo.
A cura di Egidio Veronesi
Come utilizzare l'Intelligenza Artificiale per la reportistica dell'andamento aziendale
L’Intelligenza Artificiale (IA) sta rivoluzionando numerosi settori, tra cui quello della reportistica aziendale. Grazie alle sue capacità avanzate di analisi e previsione, l’IA offre strumenti potenti per monitorare e migliorare le prestazioni aziendali.
In questo articolo, vedremo come è possibile fare una reportistica dell’andamento aziendale attraverso l’Intelligenza Artificiale, analizzando i benefici, i metodi e le tecnologie coinvolte.
I benefici dell'Intelligenza Artificiale nella reportistica aziendale
L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per la reportistica aziendale presenta diversi vantaggi:
- Automazione: L’IA consente di automatizzare la raccolta e l’analisi dei dati, riducendo il tempo e le risorse necessarie per creare report dettagliati.
- Accuratezza: Gli algoritmi di IA possono analizzare grandi quantità di dati con precisione, riducendo gli errori umani e migliorando l’accuratezza delle previsioni.
- Personalizzazione: L’IA permette di creare report personalizzati che rispondono alle esigenze specifiche di diversi reparti e stakeholder aziendali.
- Previsioni: Gli strumenti di IA possono utilizzare i dati storici per prevedere trend futuri, aiutando le aziende a prendere decisioni informate e a fare piani per il futuro.
- Visualizzazione: L’IA può generare visualizzazioni dei dati interattive e intuitive, rendendo più facile comprendere le informazioni chiave.
Metodologia di applicazione dell'IA nella reportistica aziendale
Per sfruttare al meglio l’Intelligenza Artificiale nella reportistica dell’andamento aziendale, è possibile seguire alcuni metodi fondamentali:
1. Raccolta e integrazione dei dati
La prima fase consiste nella raccolta e integrazione dei dati da diverse fonti aziendali, come ERP, CRM, sistemi di gestione finanziaria e piattaforme di marketing. L’IA può aiutare a consolidare questi dati in un unico raccoglitore digitale (repository), facilitando l’analisi.
2. Analisi dei dati
Una volta raccolti, i dati vengono analizzati utilizzando algoritmi: L’IA può automatizzare la generazione dei report, creando documenti dettagliati che includono grafici, tabelle e visualizzazioni interattive. I report possono essere personalizzati per diversi livelli aziendali, dalle operazioni quotidiane alle strategie di alto livello.
3. Previsioni e raccomandazioni
Gli strumenti di IA possono utilizzare i dati analizzati per fare previsioni accurate sull’andamento futuro dell’azienda. Inoltre, possono fornire raccomandazioni su azioni da intraprendere per migliorare le prestazioni aziendali.
Tecnologie chiave per la reportistica aziendale basata sull'Intelligenza Artificiale
Esistono diverse tecnologie che possono essere utilizzate per implementare l’Intelligenza Artificiale nella reportistica aziendale.
Machine learning
Il machine learning è una delle tecnologie fondamentali dell’IA. Consente agli algoritmi di apprendere dai dati e migliorare le loro prestazioni nel tempo. Applicato alla reportistica aziendale, il machine learning può identificare trend, previsioni e anomalie con grande precisione.
Natural Language Processing (NLP)
Il NLP permette agli algoritmi di IA di comprendere e generare linguaggio naturale. Questo è utile per creare report che siano facilmente comprensibili e che rispondano alle domande degli stakeholder aziendali in modo intuitivo.
Big Data
L’analisi dei Big Data è essenziale per la reportistica aziendale basata sull’IA. Gli strumenti di Big Data possono gestire e analizzare grandi volumi di dati provenienti da diverse fonti, fornendo insight dettagliati e completi.
Conclusione
L‘Intelligenza Artificiale offre un potenziale straordinario per migliorare la reportistica dell’andamento aziendale. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che i risultati generati non devono essere interpretati in modo acritico. La valutazione dei dati, la loro interpretazione e il loro utilizzo devono passare attraverso la mente umana: L’IA è un potente assistente ma non un consulente!
Si riporta di seguito un esempio di report che il nostro Studio riesce ad estrarre in modo completamente automatico da un gestionale. Il documento mostra gli andamenti economici e finanziari degli ultimi 12 mesi confrontati con i medesimi dati dei 12 mesi precedenti.

A cura di Egidio Veronesi
La Balanced Scorecard ovvero il cruscotto di Norton Kaplan e la sua utilità per la gestione dell’impresa
Il cruscotto di Norton Kaplan, noto anche come Balanced Scorecard, è uno strumento di gestione strategica sviluppato da Robert S. Kaplan e David P. Norton nei primi anni ’90. Questo approccio innovativo è stato progettato per aiutare le aziende a tradurre la loro visione e la loro strategia aziendale in obiettivi concreti e misurabili, migliorando così le prestazioni complessive dell’organizzazione.
Origini e sviluppo del Balanced Scorecard
Il concetto di Balanced Scorecard è nato dalla necessità di superare i limiti dei tradizionali sistemi di misurazione delle prestazioni, focalizzati principalmente su indicatori finanziari. Secondo Kaplan e Norton, le sole informazioni finanziarie non sono sufficienti per fornire una visione completa della salute e delle prospettive future di un’azienda. Hanno così introdotto un sistema che include anche misure non finanziarie, consentendo alle imprese di monitorare vari aspetti delle loro operazioni.
Le quattro prospettive del Balanced Scorecard
Il Balanced Scorecard si basa su quattro prospettive chiave che offrono una visione globale dell‘organizzazione:
1. Prospettiva finanziaria
Questa prospettiva si concentra sui risultati economici e finanziari dell’azienda, come il reddito, il ritorno sugli investimenti e il valore per gli azionisti. È essenziale per garantire che l’azienda stia generando valore economico e sia sostenibile a lungo termine.
2. Prospettiva del cliente
La prospettiva del cliente valuta la soddisfazione e la fidelizzazione dei clienti, la quota di mercato e la reputazione dell’azienda. Comprendere e soddisfare le esigenze dei clienti è cruciale per mantenere un vantaggio competitivo e garantire la crescita.
3. Prospettiva dei processi interni
Questa prospettiva riguarda l’efficienza e l’efficacia dei processi aziendali interni. Includere metriche come la qualità, il tempo di ciclo e la produttività permette di identificare aree di miglioramento e ottimizzare le operazioni.
4. Prospettiva dell'apprendimento e della crescita
La prospettiva dell’apprendimento e della crescita si concentra sullo sviluppo delle competenze dei dipendenti, l’innovazione e la cultura aziendale. Investire nel capitale umano e promuovere un ambiente di apprendimento continuo sono essenziali per la sostenibilità e il successo a lungo termine.
Implementazione del Balanced Scorecard
L’implementazione del Balanced Scorecard richiede una pianificazione attenta e un impegno da parte di tutta l’organizzazione. Ecco alcuni passaggi chiave per adottare questo sistema:
- Definire la visione e la strategia: è fondamentale avere una chiara comprensione della direzione strategica dell’azienda e degli obiettivi che si desidera raggiungere.
- Identificare gli obiettivi: gli obiettivi devono essere specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e temporizzati (SMART).
- Selezionare le metriche: scegliere le misure appropriate per ciascuna delle quattro prospettive del Balanced Scorecard.
- Comunicare e coinvolgere: assicurarsi che tutti i membri dell’organizzazione comprendano il sistema e siano motivati a contribuire al raggiungimento degli obiettivi.
- Monitorare e adattare: monitorare le prestazioni e apportare modifiche al sistema e agli obiettivi in base ai risultati ottenuti e ai cambiamenti nel mercato.
Benefici del Balanced Scorecard
L’adozione del Balanced Scorecard offre numerosi vantaggi per la gestione aziendale:
- Miglioramento della comunicazione: il Balanced Scorecard facilita una maggiore trasparenza e comprensione degli obiettivi aziendali tra i dipendenti e gli stakeholder.
- Focalizzazione sui risultati: concentrare l’attenzione su misure chiave di performance aiuta a mantenere l’organizzazione focalizzata sui risultati desiderati.
- Monitoraggio e valutazione continua: il sistema consente di monitorare continuamente le prestazioni e di apportare correzioni rapide, contribuendo a una gestione più dinamica e reattiva.
- Supporto per il cambiamento organizzativo: il Balanced Scorecard può facilitare il cambiamento e l’innovazione, promovendo un ambiente di miglioramento continuo.
Conclusioni
Oltre agli indicatori di performance “non finanziari”, la Balanced Scorecard considera anche indicatori di natura non finanziaria, utili per comprendere l’andamento complessivo dell’azienda.
Ecco alcuni indicatori di natura non finanziaria:
- n° clienti acquisiti e n° clienti persi nel periodo;
- n° reclami ricevuti da clienti;
- giorni che intercorrono tra ricevimento ordini del cliente e spedizione della merce;
- ore di formazione fatte ai dipendenti nel periodo di riferimento.
Questi indicatori, se analizzati nel tempo, forniscono informazioni preziose sullo stato di salute dell’azienda e sulla sua capacità di crescita ed innovazione.
A cura di Egidio Veronesi
Controllo delle performance aziendali tramite Report
Il controllo delle performance aziendali tramite adeguati Report è essenziale per monitorare la propria azienda e in particolare alcuni aspetti quali:
- andamento economico costi e ricavi;
- sviluppo del business;
- posizionamento sul mercato;
- efficienza dei processi produttivi;
- situazione finanziaria.
Questi elementi sono solamente alcuni esempi di dati che dovrebbero essere costantemente monitorati dall’imprenditore tramite Report periodici, in modo che lo stesso abbia sotto controllo la propria azienda.
Un Report ben strutturato fornisce una visione chiara delle attività aziendali, dei risultati ottenuti e delle aree che necessitano di attenzione.
Ma cosa si intende esattamente per Report aziendale e in cosa consiste?
Definizione di Report Aziendale
Un Report aziendale è un documento che raccoglie, analizza e presenta dati relativi alle diverse funzioni dell’azienda. Può riguardare vari ambiti, tra cui vendite, finanziamenti, produzione, risorse umane e marketing. La frequenza di redazione dei Report varia a seconda delle esigenze, potendo essere giornaliera, settimanale, mensile, trimestrale o annuale.
Tipologie di Report
I principali tipi di Report aziendali comprendono:
- Report Finanziari: includono bilanci, conto economico e rendiconto finanziario. Essi mostrano la salute finanziaria dell’azienda.
- Report di Vendita: analizzano le performance delle vendite, i trend di acquisto dei clienti e l’efficacia delle strategie di marketing.
- Report di Produzione: monitorano l’efficienza del processo produttivo, evidenziando eventuali sprechi e aree di miglioramento.
- Report sulle Risorse Umane: valutano la gestione del personale, inclusi assunzioni, turnover e formazione.
Processo di creazione dei Report
La creazione di un Report aziendale richiede una raccolta sistematica dei dati, un’analisi approfondita e una presentazione chiara delle informazioni. Di seguito i principali passaggi del processo di creazione.
Raccolta dei dati
La fase iniziale consiste nella raccolta dei dati rilevanti da varie fonti aziendali. Questi dati possono provenire da sistemi ERP, CRM, strumenti di analisi finanziaria e altre piattaforme.
Analisi dei dati
Una volta raccolti, i dati vengono analizzati per identificare trend, anomalie e opportunità.
Presentazione dei dati
La presentazione dei dati deve essere chiara e visiva: grafici, tabelle e semplici diagrammi aiutano a comunicare i risultati in modo comprensibile. È importante che il Report sia leggibile e che evidenzi i punti chiave che interessano l’imprenditore.
Vantaggi dell’utilizzo di Report aziendali
L’uso di Report aziendali offre numerosi benefici, tra i quali in particolare il miglioramento delle decisioni. Con dati accurati e analisi dettagliate, l’imprenditore è agevolato nel prendere decisioni più informate.
Inoltre, i Report promuovono la trasparenza all’interno dell’azienda: i risultati, se condivisi con i responsabili di area, permettono un maggior coordinamento e una maggiore consapevolezza degli obbiettivi aziendali. Così, ad esempio, l’efficienza della produzione o l’incidenza dei costi, dovrebbe essere condivisa con i responsabili delle produzioni e degli approvvigionamenti.
Come predisporre un Report adeguato per la propria azienda?
Non esiste un modello di report valido per tutte le aziende: ogni azienda necessita di Report basati sulle sue specifiche caratteristiche.
Una piccola azienda avrà bisogno di Report semplificati che contengano ad esempio: andamento dei ricavi del periodo e confronto con il periodo precedente; andamento dei costi nel medesimo periodo; utile e marginalità del periodo; situazione bancaria alla data di chiusura del periodo e posizione finanziaria netta alla stessa data. Con questi dati, se rilevati ad esempio trimestralmente, sarà possibile capire l’andamento del business, la creazione di marginalità e valore e l’andamento finanziario. Di conseguenza l’imprenditore, difficilmente, si troverà nella condizione di essere sommerso di debiti senza essersene accorto in tempo (situazione che, purtroppo, spesso accade).
Ecco l’esempio di un semplice report per una piccola azienda:
Un’azienda più grande avrà necessità di Report più articolati perché ha interesse, ad esempio, a conoscere l’andamento di taluni costi o l’incidenza in percentuale di determinati fattori della produzione.
Un’azienda commerciale avrà necessità di un Report che rilevi elementi diversi rispetto ad una azienda industriale.
Anche la periodicità del Report può variare: può essere sufficiente un buon Report trimestrale anziché uno mensile che difficilmente evidenzia variazioni rilevanti rispetto al periodo precedente, come invece fa, con maggiore efficacia, un Report trimestrale.
La prima cosa da fare quindi, per il buon imprenditore, è farsi assistere dal proprio professionista di fiducia e insieme definire come strutturare un Report chiaro, semplice ed efficace. Una volta definito il modello, il Report dovrà essere redatto con la cadenza programmata e successivamente esaminato e commentato con il consulente di fiducia.
A cura di Egidio Veronesi
Il rapporto tra imprenditore e dipendenti nelle piccole imprese
Il tessuto imprenditoriale italiano è costituito principalmente da piccole aziende: le aziende con meno di 10 dipendenti rappresentano il 90% delle imprese italiane.
Caratteristiche delle piccole imprese in Italia
Rapporto diretto tra imprenditore e dipendenti
Nelle realtà di dimensioni ridotte, il rapporto tra imprenditore e dipendenti assume una connotazione personale e diretta. La stretta collaborazione quotidiana favorisce la creazione di legami profondi e personali tra le parti, tanto che, in molti casi, l’imprenditore tende a considerare il futuro dei propri dipendenti come una questione di grande rilevanza. Non è raro, infatti, che chi è prossimo alla pensione o alla cessione dell’attività esiti nel prendere una decisione definitiva per il timore delle conseguenze sui propri collaboratori, con i quali ha condiviso un lungo percorso professionale.
“sono con me da una vita… li ho visti crescere nella mia azienda…. e poi dove vanno a finire” sono solo alcune dei pensieri più ricorrenti dell’imprenditore che, a fine carriera, si trova al bivio tra smettere e continuare.
Mancanza di risorse per la gestione del personale
Se da un lato nelle piccole aziende è favorito il rapporto personale tra imprenditore e dipendenti, dall’altro spesso mancano strutture adeguate per la gestione dei dipendenti come avviene invece nelle aziende più grandi. La mancanza di responsabili del personale (HR), piani carrierali, percorsi formativi e programmi di welfare può generare una situazione in cui i dipendenti si sentono abbandonati a sé stessi e privi di supporto. Tuttavia, ciò che per loro risulta fondamentale è il rapporto con l’imprenditore e, più in generale, con l’azienda stessa.
Indagine del Sole 24 ore
Una recente indagine condotta dal Sole 24 ore su un ampio campione di lavoratori distribuiti in tutta Italia ha evidenziato come nelle piccole imprese i dipendenti si sentono fortemente legati all’azienda (l’85% degli intervistati) e una percentuale ancora maggiore consiglierebbe ad altri di impiegarsi nell’azienda dove lavorano (87%) (fonte: “Il posto del lavoro” edizioni il sole 24 Ore – anno 2024).
I risultati dell’indagine sottolineano quindi il valore aggiunto del rapporto tra imprenditore e dipendenti e l’importanza di rafforzarlo e ottimizzarlo.
Come mantenere un buon rapporto tra imprenditore e dipendenti e come migliorarlo, nell’interesse sia dell’azienda che degli stessi lavoratori?
Di seguito analizziamo alcuni elementi chiave.
Comunicazione chiara e trasparente
Elemento chiave per un buon rapporto tra imprenditore e dipendenti è una comunicazione chiara e trasparente. L’imprenditore deve essere in grado di trasmettere in maniera efficace la visione, gli obiettivi e le strategie dell’azienda: ciò permette ai dipendenti di comprendere appieno il loro ruolo all’interno dell’organizzazione e di sentirsi parte integrante del progetto. La comunicazione deve essere al tempo stesso bidirezionale: l’imprenditore deve infatti saper ascoltare le loro opinioni, le loro preoccupazioni e i loro suggerimenti per creare un clima di fiducia e collaborazione.
Riconoscimento e valorizzazione dei dipendenti
Il riconoscimento del lavoro svolto e la valorizzazione delle competenze dei dipendenti sono elementi fondamentali per mantenere alta la motivazione e il livello di impegno. L’imprenditore deve saper riconoscere i meriti e i risultati ottenuti dai propri collaboratori, sia attraverso premi e incentivi, sia con semplici gesti di apprezzamento. Inoltre, è importante investire nella loro formazione e nel loro sviluppo professionale, offrendo opportunità di crescita e miglioramento delle competenze.
Creazione di un ambiente di lavoro positivo
Un ambiente di lavoro positivo favorisce la produttività e il benessere dei dipendenti. L’imprenditore deve impegnarsi per creare un clima sereno e collaborativo, promuovendo il rispetto reciproco e la collaborazione tra colleghi. È importante anche prestare attenzione alla qualità delle condizioni di lavoro, offrendo spazi adeguati e attrezzature moderne,in linea con le norme sulla sicurezza. Un contesto lavorativo positivo contribuisce a ridurre lo stress e aumenta la soddisfazione dei dipendenti.
Flessibilità e conciliazione vita-lavoro
La flessibilità è un aspetto sempre più rilevante nella gestione delle risorse umane. L’imprenditore deve essere in grado di adattarsi alle esigenze dei dipendenti, offrendo orari di lavoro flessibili e possibilità di smart working. La conciliazione tra vita privata e lavoro è cruciale per il benessere dei dipendenti e per la loro produttività.
Leadership ed esempio
L’imprenditore deve essere un leader capace di ispirare e motivare i dipendenti. La leadership non si basa solo sulla autorità, ma anche sull’esempio e sulla capacità di guidare l’azienda con integrità e passione. Un buon leader è in grado di trasmettere fiducia e sicurezza ai dipendenti, creando un ambiente in cui tutti si sentono valorizzati e stimolati a dare il meglio di sé.
Coinvolgimento e partecipazione
Coinvolgere i dipendenti nei processi decisionali e nelle attività aziendali è un altro elemento chiave per un buon rapporto imprenditore-dipendente. L’imprenditore deve saper valorizzare le idee e le proposte dei dipendenti, rendendoli partecipi delle scelte strategiche dell’azienda. Questo aumenta il loro senso di appartenenza e di responsabilità, motivandoli a impegnarsi maggiormente per il successo dell’impresa.
Conclusioni
Il rapporto tra imprenditore e dipendenti nelle piccole imprese è determinante per il buon funzionamento dell’azienda. Una gestione efficace delle relazioni interne basata sulla comunicazione, il riconoscimento, la creazione di un ambiente di lavoro positivo, la flessibilità, la leadership, la gestione dei conflitti e il coinvolgimento dei dipendenti, contribuisce a creare una cultura aziendale forte e coesa. Solo attraverso l’impegno reciproco e la collaborazione è possibile raggiungere gli obiettivi aziendali e garantire il successo a lungo termine.
A cura di Egidio Veronesi
La soddisfazione del cliente e le attività di customer satisfaction
Può capitare, in un’attività commerciale, che un cliente in attesa di essere servito assista a una scena poco professionale: il personale risponde ad una telefonata in modo sbrigativo o scortese, concludendo la chiamata con evidente irritazione, magari accompagnata da un’espressione poco appropriata. Questo comportamento rappresenta un chiaro esempio di cattiva gestione del servizio clienti e trasmette un’immagine negativa dell’azienda.
La soddisfazione del cliente è un concetto fondamentale per qualsiasi azienda che aspiri a consolidare e ampliare la propria base di clienti. Essa riflette il livello di apprezzamento che il cliente nutre nei confronti dell’azienda e dei prodotti o servizi offerti dalla stessa. Una soddisfazione elevata non solo incrementa la fedeltà del cliente, ma contribuisce anche a migliorare la reputazione aziendale e a favorire un passaparola positivo.
È importante ricordare che nel processo d’acquisto, il cliente non si limita a scegliere un semplice prodotto ma, a livello subconscio, acquista anche “l’azienda” e tutto ciò che essa rappresenta.
Importanza della soddisfazione del cliente
La soddisfazione del cliente è cruciale per diversi motivi. Quando i clienti sono soddisfatti, tendono a riacquistare prodotti o servizi dallo stesso fornitore, aumentando così il volume delle vendite ricorrenti. Inoltre, i clienti soddisfatti sono più propensi a raccomandare l’azienda ad amici e conoscenti, generando un effetto domino positivo. Infine, mantenere clienti esistenti è generalmente meno costoso rispetto all’acquisizione di nuovi clienti: un’azienda attenta alla customer satisfaction riduce le spese di acquisizione e incrementa la redditività a lungo termine.
Fattori che influenzano la soddisfazione del cliente
La soddisfazione del cliente dipende da vari fattori, tra cui la qualità del prodotto, il servizio clienti, l’esperienza d’acquisto e il rapporto qualità-prezzo.
Qualità del prodotto
Un prodotto o un servizio di alta qualità, in grado di accontentare o addirittura superare le aspettative del cliente, è fondamentale per ottenere una soddisfazione elevata. La qualità include vari aspetti, come affidabilità, durabilità, design e funzionalità.
Servizio clienti
Un servizio clienti efficace e reattivo può fare la differenza tra un cliente soddisfatto e uno insoddisfatto. Rispondere prontamente alle domande, risolvere i problemi in modo efficiente e mostrare empatia e attenzione nelle interazioni con la clientela sono tutte componenti cruciali di un buon servizio clienti.
Esperienza d'acquisto
L’esperienza complessiva che un cliente vive durante il processo di acquisto, sia online che in negozio, influenza notevolmente la sua soddisfazione. Alcuni fattori chiave sono un’interfaccia user-friendly, facilità di navigazione e chiarezza delle informazioni nei siti di e-commerce; organizzazione degli spazi nei punti vendita fisici.
Rapporto qualità-prezzo
I clienti valutano il valore dei prodotti e dei servizi in base al prezzo pagato. Offrire un equilibrio tra qualità e costo è cruciale per mantenere alta la soddisfazione del cliente.
Attività di customer satisfaction
Esistono diverse strategie che le aziende possono adottare per migliorare la soddisfazione del cliente. Tra queste, le ricerche di mercato, i programmi di fidelizzazione, l’analisi dei feedback e la formazione del personale giocano un ruolo fondamentale.
Ricerche di mercato
Condurre ricerche di mercato periodiche aiuta a comprendere meglio le esigenze e le aspettative dei clienti. Sondaggi, interviste e focus group sono strumenti utili per raccogliere informazioni preziose.
Programmi di fidelizzazione
I programmi di fidelizzazione premiano i clienti per i loro acquisti ripetuti e il loro supporto continuo. Offrire sconti, punti fedeltà o vantaggi esclusivi può incrementare la fedeltà e la soddisfazione del cliente.
Analisi dei feedback
Raccogliere e analizzare i feedback dei clienti è essenziale per identificare opportunità di miglioramento. Le recensioni online, i questionari post-acquisto e i commenti sui social media offrono una panoramica delle opinioni della clientela: al giorno d’oggi le recensioni in rete contano per fare la differenza.
Formazione del personale
Investire nella formazione del personale è fondamentale per garantire che ogni dipendente sia in grado di offrire un servizio eccellente e dare ai clienti risposte corrette e tempestive. La formazione dovrebbe includere competenze tecniche, comunicative e relazionali.
Conclusione
La soddisfazione del cliente rappresenta un pilastro fondamentale per il successo e la crescita a lungo termine di qualsiasi azienda. Investire nelle attività di customer satisfaction non solo migliora l’esperienza del cliente, ma contribuisce anche a costruire una reputazione positiva e a favorire la fidelizzazione.
Le aziende che riescono a comprendere e soddisfare le esigenze dei propri clienti sono destinate a prosperare nel tempo. Cosa deve fare quindi il buon imprenditore da domani?
Il buon imprenditore dovrà ritagliarsi il tempo necessario per visitare periodicamente i migliori clienti, intervistarli e raccogliere i loro suggerimenti; inoltre dovrà crearsi un archivio dei reclami dei clienti che periodicamente dovrebbe consultare per capire quali azioni correttive intraprendere. Dovrà in definitiva avere cura dei propri clienti e ascoltarli con attenzione per migliorare sia l’immagine dell’azienda che i prodotti e servizi venduti.
A cura di Egidio Veronesi
Come gestire correttamente gli ordini dei clienti per ottimizzare la gestione finanziaria
Gestire correttamente gli ordini dei clienti e garantire una messa in produzione efficiente sono elementi chiave per il successo di qualsiasi azienda.
Questo articolo esplora le strategie e le best practices per ottimizzare tali processi, con l’obbiettivo di migliorare la soddisfazione del cliente e l’efficienza operativa dell’azienda.
La gestione degli ordini dei clienti
Raccolta degli ordini
La raccolta degli ordini rappresenta il primo passo cruciale. L’azienda deve disporre di un sistema efficiente per ricevere gli ordini attraverso diversi canali quali telefono, e-mail, sito web per vendite dirette, agenti commerciali o rivenditori.
Conferma degli ordini
Una volta ricevuto un ordine, è essenziale confermarlo al cliente in modo tempestivo. La conferma dovrebbe includere tutti i dettagli rilevanti come prodotti ordinati, quantità, prezzi, termini di consegna e modalità di pagamento. Questo passaggio riduce il rischio di errori e fraintendimenti, assicurando al cliente chiarezza sugli impegni presi dall’azienda e garantendo un’informazione accurata a tutti i collaboratori e reparti coinvolti nella gestione e produzione fino alla consegna.
Se gli ordini sono relativi a beni in magazzino: verifica della disponibilità
Per gli ordini relativi a beni già disponibili, è necessario verificare immediatamente la disponibilità in magazzino. Un sistema di gestione dell’inventario aggiornato in tempo reale può facilitare questo processo, garantendo che solo i prodotti disponibili siano offerti ai clienti, evitando così ritardi e disservizi.
Se l’ordine va messo in produzione: avvio delle attività di produzione
Pianificazione della produzione
Qualora un ordine richieda l’avvio della produzione, è fondamentale una pianificazione accurata per rispettare i tempi di consegna. L’uso di un software di pianificazione della produzione (APS) consente di ottimizzare l’allocazione delle risorse, riducendo i tempi morti e aumentando la produttività.
Gestione delle materie prime
Per una produzione efficiente, è essenziale avere una gestione efficace delle materie prime. Questo include l’approvvigionamento tempestivo, il monitoraggio delle scorte e la gestione dei fornitori. La sincronizzazione tra gestione degli ordini e gestione delle materie prime è cruciale per evitare ritardi nella produzione. Un magazzino ben organizzato con una contabilità aggiornata sarà di fondamentale importanza per agevolare il buon andamento di tutte le fasi produttive.
Monitoraggio e controllo qualità
Durante il processo produttivo, il monitoraggio costante e l’applicazione di rigorose procedure di controllo qualità sono indispensabili per garantire che i prodotti finali rispettino gli standard aziendali e le aspettative dei clienti. Implementare il controllo qualità durante le varie fasi di produzione può prevenire difetti e ridurre i costi di reso.
Logistica e spedizione
Una volta completata la produzione, la logistica e la spedizione efficienti sono essenziali per garantire che i prodotti raggiungano i clienti in modo sicuro e tempestivo. Collaborare con corrieri affidabili e utilizzare un sistema di tracciamento delle spedizioni può migliorare notevolmente la soddisfazione del cliente.
Conclusione
La corretta gestione degli ordini dei clienti e della produzione richiede un approccio strategico, una buona amministrazione e l’uso di adeguate tecnologie. Investire in sistemi automatizzati e software di gestione può portare a significativi miglioramenti in termini di efficienza operativa e soddisfazione del cliente. Implementando le best practices, le aziende potranno quindi ottimizzare i loro processi e ottenere un vantaggio competitivo nel mercato.
A cura di Egidio Veronesi













