La scorsa settimana abbiamo trattato delle nuove modalità che si applicano obbligatoriamente ai contratti di assunzione stipulati dal 1° luglio 2026, mentre oggi approfondiamo il tema della previdenza complementare, estendendo l’attenzione anche ai lavoratori autonomi e a tutti i contribuenti in generale.

La previdenza complementare

Il periodo delle dichiarazioni dei redditi offre sempre lo spunto per riflettere sull’opportunità di attivare un fondo pensione, sia per chi ha la prospettiva di molti anni di lavoro, sia per chi è già più vicino all’età pensionabile.

Partiamo da un dato di fatto: il sistema pensionistico pubblico italiano prevede che una volta smesso di lavorare l’assegno che si riceverà dall’INPS sarà significativamente più basso rispetto all’ultimo stipendio se lavoratore dipendente o all’ultimo reddito annuale se lavoratore autonomo (artigiani, commercianti e professionisti senza Cassa di categoria).

Questo significherà dover affrontare un tenore di vita ridotto proprio nel momento in cui si potrebbe avere più tempo per godersi la vita o più bisogno per curarsi. Inoltre, il calo della natalità non potrà che peggiorare questa situazione.

Conscio di queste prospettive ben poco rosee, lo Stato incentiva da anni il sistema della Previdenza Complementare, ovvero una forma previdenziale parallela a gestione privata, consentendo di beneficiare di una significativa riduzione del carico fiscale sia nella fase di accumulo, in cui si alimenta il proprio fondo, sia nella fase di riscatto ovvero quando si cominciano ad incassare i benefici di questo investimento. Di fatto, si tratta di una forma di investimento a lungo termine.

Benefici nella fase di accumulo

La legge di Bilancio 2026 ha previsto un innalzamento della quota annuale massima deducibile per ogni contribuente che passa dai 5.164,57 euro validi fino al 2025 ai 5.300 euro a partire dal corrente anno 2026.  L’importo versato e’ deducibile dal reddito imponibile e il vantaggio fiscale e’ legato all’aliquota della fascia di reddito in cui si colloca il contribuente, fino ad arrivare ad un massimo annuale di 2.279 di minor IRPEF (€. 5300 al 43%).

Il contribuente puo’ decidere volontariamente quanto e quando versare e nel caso sia dipendente puo’ integrare con un versamento aggiuntivo rispetto a quanto versato tramite l’azienda.

Sono deducibili anche i versamenti effettuati a fare di persone fiscalmente a carico (coniuge, figli, ecc.) pure nel limite annuale massimo dei 5300 euro.

Benefici nella fase di erogazione

L’assegno pensionistico che si riceve da un fondo pensione e che deriva da contributi dedotti fiscalmente anno per anno e dal TFR versato viene tassato con un’imposta sostitutiva molto conveniente del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione alla previdenza complementare successivo al quindicesimo anno fino a una riduzione massima di 6 punti percentuali, portando l’aliquota minima al 9% (che quindi si raggiunge dopo 35 anni di iscrizione al fondo).

Per questo motivo, chi ha figli giovani avrebbe convenienza ad attivare per loro un fondo pensione anche di importo minimo, ma che permetta di raggiungere prima i 35 anni di iscrizione, così da “prenotarsi” la tassazione super agevolata.

Ulteriori approfondimenti potranno essere richiesti in Studio o presso i vostri assicuratori di fiducia.

A cura di Franco Meletti