La fase di chiusura di un'azienda
Quando l’azienda è nella fase di maturità ed è profittevole può essere venduta o aggregata ad altre aziende con, ad esempio, un processo di fusione. Quando invece l’azienda è in declino nessuno sarà interessato ad acquistarla e quindi la scelta obbligata sarà la sua chiusura.
Fine di un ciclo di vita
La chiusura è la fase finale del ciclo di vita dell’azienda, in cui questa decide di cessare la propria attività per vari motivi, come ad esempio:
- la mancanza di domanda;
- la spietata concorrenza;
- i problemi finanziari;
- le dispute legali o la volontà dei proprietari.
In questa fase, l’azienda deve liquidare i suoi beni, saldare i suoi debiti e obblighi, chiudere i rapporti con i clienti e i fornitori e gestire le conseguenze sociali ed economiche della sua uscita dal mercato. La chiusura è una fase inevitabile per alcune aziende, ma può essere anche una scelta volontaria e consapevole per altre.
In tempi di crisi, un’azienda può trovarsi ad affrontare una serie di sfide che possono mettere a rischio la sua sopravvivenza. La mancanza di domanda per i suoi prodotti o servizi può portare a una riduzione delle entrate, mentre l’aumento della concorrenza può erodere la sua quota di mercato. Inoltre, problemi finanziari come l’indebitamento eccessivo o la scarsa gestione delle finanze possono compromettere la stabilità dell’azienda.
In alcuni casi, le dispute legali o le questioni regolamentari possono portare a sanzioni o a una perdita di reputazione, rendendo difficile per l’azienda continuare a operare. Infine, i proprietari dell’azienda possono decidere di chiudere volontariamente l’attività per motivi personali o per cercare nuove opportunità.
La liquidazione
La fase di chiusura di un’azienda viene definita tecnicamente “liquidazione”.
Durante la liquidazione l’azienda deve vendere i suoi beni, saldare i suoi debiti, chiudere i rapporti con i clienti e i fornitori e gestire le conseguenze sociali ed economiche della sua uscita dal mercato. La liquidazione può essere una fase inevitabile per alcune aziende.
Se ci sono ordini di clienti questi di solito vengono evasi, le opere in corso di esecuzione vengono ultimate ecc. Se non c’è possibilità di completare le commesse e ordini dei clienti occorre cercare un nuovo soggetto disposto a subentrare.
Nelle società la liquidazione è gestita da uno o più liquidatori. Nelle imprese individuali a compiere le operazioni di liquidazione provvederà il titolare con i suoi collaboratori.
Una volta venduti tutti i beni e riscossi tutti i crediti e pagati tutti i debiti, si potrà distribuire il denaro rimanente ai soci sulla base di un “piano di riparto”. Nel caso dell’impresa individuale l’imprenditore potrà prelevare le somme rimaste nel conto dell’azienda e versarle sul suo conto corrente.
Pagare i debiti: sì, forse, no
Cosa succede se il ricavato della vendita dei beni e dei crediti incassati non è sufficiente a pagare tutti i debiti?
Occorre pagare i creditori nell’ordine dei privilegi stabiliti dalla legge (dipendenti, artigiani, professionisti, agenti di commercio). Tra i creditori c’è anche l’Erario per le imposte. Dopo aver pagato interamente i creditori privilegiati si potrà distribuire quanto resta tra i creditori che non sono muniti di privilegio. Se non vengono rispettate queste regole i liquidatori saranno chiamati in causa per rimborsare i creditori.
Questo discorso vale ovviamente per le società a responsabilità limitata e non per i soci di società di persone o l’imprenditore individuale, che rimangono responsabili verso i creditori con tutto il loro patrimonio personale.
Ultimata la liquidazione non resta altro che cancellare la società dal Registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio e chiedere la cancellazione della partita IVA all’Agenzia delle Entrate.
A cura di Egidio Veronesi
La fase di maturità dell'azienda
La fase di maturità è quella in cui l’azienda ha raggiunto il massimo del suo potenziale e ha una quota di mercato consolidata e riconosciuta. In questa fase, l’azienda deve restare all’avanguardia, proteggere il suo mercato, variare la sua offerta, usare al meglio le economie di scala raggiunte e curare la relazione con gli stakeholder di dentro e di fuori (dipendenti, clienti, fornitori, banche, soci ecc.).
In maturità la crescita è bassa e il reddito alto, ma ci sono meno opportunità e più concorrenza.
Una delle conquiste più importanti di un’azienda nella fase di maturità è una organizzazione stabile e collaudata. Che potrà essere rafforzata dalla creazione di un responsabile delle risorse umane, dalle certificazioni di qualità, dall’elaborazione di organigramma e funzionigramma, ottenimento del rating di legalità e via dicendo.
Strategie per difendere il mercato
Un’azienda che rimane leader può continuare a prosperare anche in un mercato altamente competitivo. Tuttavia, non deve perdere di vista l’obiettivo di essere trasparente e attrattiva per poter fare alleanze, acquisizioni ed eventualmente essere acquisita.
Di seguito elenchiamo diverse strategie che l’azienda può utilizzare per proteggere il suo mercato nella fase di maturità, tra cui:
- Differenziazione del prodotto: offrire prodotti unici e di alta qualità che si distinguono dalla concorrenza;
- Fidelizzazione dei clienti: creare una forte relazione con i clienti attraverso programmi di fidelizzazione, servizio clienti eccellente e comunicazione costante;
- Innovazione: continuare a innovare e migliorare i prodotti e i servizi per rimanere al passo con le esigenze del mercato e della concorrenza;
- Espansione del mercato: espandere la presenza dell’azienda in nuovi mercati o segmenti di mercato per aumentare la quota di mercato.
Come può un'azienda variare la sua offerta
Un’azienda può variare la sua offerta in diversi modi, tra cui:
- Introduzione di nuovi prodotti o servizi: l’azienda può ampliare la sua gamma di prodotti o servizi per soddisfare le esigenze dei clienti e attrarre nuovi segmenti di mercato;
- Personalizzazione: offrire prodotti o servizi personalizzati in base alle esigenze e ai desideri dei singoli clienti;
- Pacchetti e promozioni: creare pacchetti di prodotti o servizi a prezzi vantaggiosi o offrire promozioni speciali per attrarre nuovi clienti e fidelizzare quelli esistenti;
- Estensione della linea: aggiungere nuove varianti ai prodotti o servizi esistenti per soddisfare le diverse esigenze dei clienti.
Economie di scala
Importanti sono anche le economie di scala consentite dal raggiungimento di una adeguata dimensione. Le economie di scala favoriscono diversi aspetti competitivi che consentono di:
- Aumentare la produzione: aumentando la produzione l’azienda può ridurre i costi fissi per unità di produzione e quindi aumentare i margini di profitto;
- Ottimizzare la catena del valore: l’azienda può ottimizzare la sua catena del valore, ad esempio attraverso l’automazione dei processi o l’outsourcing di alcune attività, per ridurre i costi e aumentare l’efficienza;
- Diversificazione: l’azienda può diversificare la sua offerta, ad esempio entrando in nuovi mercati o segmenti di mercato, per sfruttare le sinergie tra le diverse attività e aumentare i profitti complessivi.
Da ultimo l’azienda nella sua fase di maturità deve stare molto attenta ai primi segnali di crisi che possono rapidamente cambiarne il destino e le prospettive di sviluppo. Affronteremo questo argomento nel prossimo articolo.
A cura di Egidio Veronesi
La fase di start up: la nascita dell'azienda
La fase di start-up è quella in cui l’azienda viene creata da zero, con un’idea, un gruppo di soci fondatori e (spesso) poche risorse. In questa fase, l’azienda deve:
- Lanciare il suo prodotto o servizio sul mercato;
- Cercare i primi clienti e finanziatori;
- Definire la propria identità e cultura organizzativa;
- Affrontare molte incertezze e rischi.
La fase di start-up è caratterizzata da una forte crescita, ma anche da una bassa redditività e da una scarsa strutturazione interna.
Sviluppo di un'idea imprenditoriale
Per sviluppare un’idea imprenditoriale è importante fare una ricerca di mercato per capire se c’è una domanda per il prodotto o servizio che si vuole offrire. Inoltre, è importante avere un piano d’azione chiaro e realistico, che includa obiettivi a breve e lungo termine, strategie di marketing e finanziamento. Infine, è importante circondarsi di un team di persone competenti e motivate, che condividano la visione dell’azienda e siano pronte a lavorare duramente per raggiungere il successo.
Cos'è la ricerca di mercato
La ricerca di mercato è un processo di raccolta, analisi e interpretazione di informazioni sul mercato, sui consumatori e sulla concorrenza. Deve fornire informazioni utili per prendere decisioni informate riguardo al lancio di un nuovo prodotto o servizio, all’espansione in nuovi mercati o all’adattamento di strategie di marketing esistenti o all’inserimento in un mercato già esistente o anche maturo.
Nel caso si voglia entrare in un mercato maturo, occorre chiedersi innanzitutto quali sono i vantaggi competitivi che si possiedono. In pratica, occorre farsi la domanda:
perché i clienti devono scegliermi? Cosa ho in più degli altri?
La cosa da non fare è far leva unicamente sul prezzo. È una strategia che nel breve termine può pagare, ma poi si rivolta contro come un boomerang.
Una volta deciso di partire, occorre mettere mano ai numeri e predisporre un business plan che si comporrà di tre parti:
- Piano degli investimenti: cosa serve investire in beni, attrezzature, scorte e in costi di start-up (perché nei primi tempi si spende ma non si incassa);
- Piano finanziario: dove vado a prendere i soldi che mi servono per finanziare il piano degli investimenti? Cosa metto di mio e quanto chiedo di prestito?
- Conto economico previsionale: vanno pianificati costi e ricavi per capire se, con la struttura che andremo a mettere in piedi, ci sarà un utile sufficiente a ripagare gli investimenti e a dare un equo compenso all’imprenditore.
Attenzione agli errori
Un errore che spesso viene fatto è di non considerare troppo i numeri, pensando di essere più furbi degli altri. Il mercato non perdona e la selezione di chi merita di andare avanti è spietata.
Se invece i conti tornano, allora si potrà partire con la nuova iniziativa imprenditoriale!
A cura di Egidio Veronesi
Scoprendo l'ABC: Activity Based Costing
Hai mai sentito parlare di ABC? No, non stiamo parlando dell’alfabeto, ma del Activity Based Costing. Se stai pensando che il mondo della contabilità sia noioso, forse è perché non conosci ancora questa metodologia. Lascia che ti spieghi di cosa si tratta e perché è così interessante!
Activity Based Costing che cos'è
L’ABC è un metodo di contabilità che mira a distribuire i costi in base alle attività svolte all’interno di un’azienda. Invece di considerare semplicemente i costi generali come un unico grande calderone, l’ABC suddivide questi costi in maniera più precisa, assegnandoli alle diverse attività che li generano. Questo ci permette di avere un’idea più chiara di dove vengono spesi i soldi e di conseguenza, come possiamo ottimizzare le nostre risorse.
Immagina di gestire una piccola impresa che produce candele artigianali. Con un approccio tradizionale, potresti semplicemente calcolare i costi sommando le spese per materiali, manodopera e costi generali. Tuttavia, questo metodo potrebbe non darti una visione dettagliata di quanto realmente costa ogni singolo prodotto. Ecco dove entra in gioco l’ABC!
L’Activity Based Costing analizza tutte le attività necessarie per produrre le candele: l’acquisto delle materie prime, la produzione, il confezionamento, la distribuzione e così via. Ogni attività ha un costo associato e l’ABC ci aiuta a capire quanto incide ogni singola attività sul costo finale delle candele. Così, puoi scoprire che magari il confezionamento ti costa più del previsto e decidere di cercare soluzioni più economiche o efficienti.
ABC per le decisioni strategiche dell'azienda
Un altro aspetto interessante dell’ABC è che non si limita a fornire dati finanziari, ma può anche influenzare le decisioni strategiche dell’azienda. Ad esempio, se scopri che una particolare attività è troppo costosa e non aggiunge abbastanza valore al prodotto finale, puoi decidere di eliminarla o modificarla. Questo tipo di analisi può portare a miglioramenti significativi nella gestione aziendale.
Ma non pensare che l’ABC sia solo per grandi aziende con budget enormi e team di contabili. Anche le piccole e medie imprese possono trarre vantaggio da questa metodologia. Con gli strumenti giusti e un po’ di pazienza, chiunque può implementare l’ABC e ottenere una visione più chiara dei propri costi.
Le fasi principali dell'Activity Based Costing
Per capire meglio come funziona l’Activity Based Costing, è utile conoscere le fasi principali di questa metodologia:
1_Analisi delle Attività
In questa fase, l’azienda identifica tutte le attività che svolge, non solo cosa produce ma anche le differenti operazioni necessarie per portare a termine un prodotto o servizio. Si tratta di scomporre il processo in unità produttive primarie e relazionarle ai flussi produttivi, identificando possibili sovrapposizioni o inefficienze. Interviste e analisi qualitative e quantitative del personale sono fondamentali in questa fase.
2_Classificazione delle attività
Le attività vengono classificate in base a diversi criteri: a valore aggiunto (direttamente legate al prodotto o servizio venduto) e senza valore aggiunto (come le attività amministrative); primarie (che supportano la missione fondamentale dell’azienda) e secondarie (che supportano le attività primarie); necessarie (eseguite continuamente) e discrezionali (eseguite solo quando richiesto dalla direzione operativa).
3_Raccolta dei dati sui costi
Si esegue un’analisi dettagliata dei costi necessari all’azienda, utilizzando dati reali o formule di assegnazione. Questi costi includono stipendi, investimenti in ricerca, macchinari, arredi per uffici, sviluppo e formazione, tra gli altri.
4_Attribuzione dei costi alle rispettive attività
Si combinano gli input di attività e di costi per ottenere l’input totale, cioè tutto ciò che un’azienda impiega per produrre i suoi prodotti o servizi. Si determina che ogni output consuma attività e che queste attività, a loro volta, consumano costi e risorse. Il calcolo considera il tempo utilizzato da ogni unità di produzione moltiplicato per i costi totali in entrata per quella unità produttiva.
5_Determinazione dell’Output
Questa fase calcola il costo reale per unità produttiva, tenendo conto che ogni unità produttiva può avere più di un output. Si misura e valuta il volume dell’output aziendale per determinare quanto consumano le diverse attività in termini di denaro, tempo e risorse umane. Il costo dell’unità produttiva è dato dal costo totale dell’input diviso per il volume di output della principale attività produttiva.
Decisioni informate per migliorare la tua attività
In sintesi, l’Activity Based Costing è una tecnica potente che ti aiuta a capire meglio dove finiscono i tuoi soldi e come puoi ottimizzare le tue risorse. Non è solo una questione di numeri, ma di prendere decisioni informate per migliorare la tua attività. Se vuoi portare la tua contabilità a un livello superiore e fare scelte più intelligenti, l’ABC potrebbe essere proprio quello che fa per te!
A cura di Andrea Bergonzoni
Il ciclo di vita di un'azienda
Iniziamo con questo articolo a trattare argomenti meno tecnici ma sicuramente di interesse per l’imprenditore che ha a cuore la propria azienda e quotidianamente si pone le seguenti domande:
- Come sta andando la mia azienda?
- Come stanno andando e cosa stanno facendo i miei concorrenti?
- Che prospettive mi offre il mercato nel futuro?
- Sto facendo abbastanza o potrei fare meglio?
Le risposte a queste domande (ma ce ne sono tante altre) non sono sicuramente semplici.
Tuttavia, un approccio giusto potrebbe essere quello di valutare per prima cosa in quale fase del percorso evolutivo si trova l’azienda. Questo perché spesso le aziende sono gestite dall’imprenditore che le ha fondate e inevitabilmente il loro percorso è legato alla vita e alla persona stessa dell’imprenditore.
Una prima domanda potrebbe essere quindi: La mia azienda in che punto del percorso di vita si trova?
Vediamo quindi quali sono le fasi di vita di una azienda e nei prossimi articoli cercheremo di approfondire il discorso per dare risposte chiare ed efficaci, che siano di aiuto per guidare l’imprenditore nelle sue sfide quotidiane e per affrontare in modo consapevole il futuro.
Il ciclo di vita di un'azienda
Ogni azienda, come ogni organismo vivente, nasce, si sviluppa e, in alcuni casi, muore. Questo processo è chiamato ciclo di vita dell’azienda e comprende diverse fasi che presentano caratteristiche e sfide specifiche. Capire in quale fase si trova la propria azienda può aiutare a gestirla meglio e a pianificare le strategie più adatte per il suo successo.
Fase di start-up
La fase di start-up è quella in cui l’azienda viene creata da zero, con un’idea, un gruppo di soci fondatori e (spesso) poche risorse. In questa fase, l’azienda deve lanciare il suo prodotto o servizio sul mercato, cercare i primi clienti e finanziatori, definire la propria identità e cultura organizzativa e affrontare molte incertezze e rischi. La fase di start-up è caratterizzata da una forte crescita, ma anche da una bassa redditività e da una scarsa strutturazione interna.
Fase di sviluppo
La fase di sviluppo è quella in cui l’azienda ha superato la prova del mercato e ha raggiunto una certa stabilità e maturità. In questa fase, l’azienda deve consolidare la sua posizione competitiva, ampliare la sua offerta e il suo bacino di clientela, ottimizzare i processi e le risorse, investire in ricerca e innovazione e creare una struttura organizzativa adeguata. La fase di sviluppo è caratterizzata da una buona crescita e da una maggiore redditività, ma anche da una maggiore complessità e da una necessità di adattamento continuo.
Fase di maturità
La fase di maturità è quella in cui l’azienda ha raggiunto il massimo del suo potenziale e ha una quota di mercato consolidata e riconosciuta. In questa fase, l’azienda deve mantenere la sua leadership, difendere la sua quota di mercato, diversificare la sua attività, sfruttare le economie di scala e di scopo e gestire la relazione con gli stakeholder interni ed esterni. La fase di maturità è caratterizzata da una bassa crescita e da una elevata redditività, ma anche da una minore flessibilità e da una possibile saturazione del mercato.
Fase di declino o rinnovamento
La fase di declino o rinnovamento è quella in cui l’azienda deve affrontare una crisi che mette in discussione la sua sopravvivenza e il suo futuro. In questa fase, l’azienda deve rivedere il suo modello di business, il suo prodotto o servizio, il suo mercato di riferimento, la sua struttura organizzativa e il suo assetto finanziario e strategico. La fase di declino o rinnovamento è caratterizzata da una negativa crescita e da una ridotta redditività, ma anche da una possibile opportunità di trasformazione e innovazione.
Chiusura
La chiusura è la fase finale del ciclo di vita dell’azienda, in cui questa decide di cessare la propria attività per vari motivi, come la mancanza di domanda, la concorrenza, i problemi finanziari, le dispute legali o la volontà dei proprietari. In questa fase, l’azienda deve liquidare i suoi beni, saldare i suoi debiti e obblighi, chiudere i rapporti con i clienti e i fornitori e gestire le conseguenze sociali ed economiche della sua uscita dal mercato. La chiusura è una fase inevitabile per alcune aziende, ma può essere anche una scelta volontaria e consapevole per altre.
In sintesi
| Fase | Crescita | Redditività | Sfide |
| Start-up | Alta | Bassa | Validare il prodotto/servizio, trovare clienti e finanziatori, definire l’identità e la cultura. |
| Sviluppo | Buona | Maggiore | Consolidare la posizione competitiva, ampliare l’offerta e il mercato, ottimizzare i processi e le risorse, investire in innovazione, creare una struttura organizzativa. |
| Maturità | Bassa | Elevata | Mantenere la leadership, difendere la quota di mercato, diversificare l’attività, sfruttare le economie di scala e di scopo, gestire gli stakeholder. |
| Declino o rinnovamento | Negativa | Ridotta | Rivedere il modello di business, il prodotto/servizio, il mercato, la struttura organizzativa, l’assetto finanziario e strategico, trasformare e innovare. |
| Chiusura | Nessuna | Nessuna | Liquidare i beni, saldare i debiti e gli obblighi, chiudere i rapporti con i clienti e i fornitori, gestire le conseguenze sociali ed economiche. |
Nel prossimo articolo parleremo della prima fase di vita dell’azienda: la fase di start up.
A cura di Egidio Veronesi
Cost management: il full costing
Nell’articolo precedente abbiamo esplorato gli approcci tradizionali e innovativi del cost management, concentrandoci in particolare sul direct costing, una metodologia che si focalizza sull’attribuzione dei costi diretti dei prodotti o servizi, escludendo i costi indiretti di produzione. Oggi, ci addentriamo in un altro modello ampiamente utilizzato: il full costing, o costo totale.
Il full costing o costo totale
Il metodo del full costing o costo totale va oltre l’approccio diretto, incorporando sia i costi diretti che quelli indiretti nella determinazione dei costi totali di produzione. Mentre il direct costing offre una visione più mirata sui costi immediatamente correlati alla produzione, il full costing si propone di fornire una panoramica più completa e dettagliata, integrando anche i costi indiretti come l’ammortamento delle attrezzature, i costi di manutenzione generale e altri costi di gestione.
Pregi:
- Visione Globale dei Costi: Una delle principali virtù del full costing è la sua capacità di fornire una visione completa e accurata dei costi totali associati alla produzione di un prodotto o servizio. Incorporando sia i costi diretti (come la materia prima e la manodopera diretta) che i costi indiretti (come l’ammortamento delle attrezzature e le spese generali). Il modello offre una panoramica completa della struttura dei costi.
- Decisioni Informate: Il full costing riflette più accuratamente la realtà economica dell’azienda, poiché incorpora tutti i costi associati alla produzione di un prodotto o servizio, inclusi quelli indiretti. Questo offre una visione più completa e precisa dei costi di produzione, consentendo decisioni aziendali più informate.
- Valutazione dell’Efficienza Operativa: Incorporando tutti i costi di produzione, compresi quelli indiretti, il full costing consente una valutazione più accurata dell’efficienza operativa dell’azienda. Le variazioni nei costi totali possono essere monitorate nel tempo per identificare aree di inefficienza e opportunità di miglioramento.
Difetti:
- Semplicistica Allocazione dei Costi Indiretti: Una delle principali critiche al full costing riguarda la sua metodologia di allocazione dei costi indiretti. Poiché questi costi sono assegnati in base a criteri come l’orario macchina o il volume di produzione, possono verificarsi distorsioni nei costi assegnati a determinati prodotti o servizi. Ciò può portare a decisioni errate basate su informazioni distorte sui costi.
- Mancanza di Precisione nella Gestione delle Risorse: Il full costing può spesso sottovalutare l’effettiva utilizzazione delle risorse. Ad esempio, se una macchina viene utilizzata per produrre più di un tipo di prodotto il full costing assegna i costi di quella macchina proporzionalmente a tutti i prodotti, anche se alcuni possono richiedere molto meno tempo in macchina rispetto ad altri. Questo può portare a inefficienze nell’allocazione delle risorse.
Full costing: comprensione globale e supporto decisionale informato
In conclusione, il modello di cost management a full costing offre vantaggi significativi in termini di comprensione globale dei costi e supporto decisionale informato. Tuttavia, è importante riconoscere e affrontare le sue limitazioni, specialmente riguardo alla precisione dell’allocazione dei costi e alla capacità di supportare la pianificazione strategica a lungo termine.
Integrando il full costing con altri approcci di gestione dei costi e adottando un approccio critico e flessibile, le aziende possono massimizzare i suoi vantaggi e mitigare i suoi difetti, contribuendo così alla crescita e alla sostenibilità aziendale.
A cura di Andrea Bergonzoni
Ora tocca a te!
Scarica il documento Excel che abbiamo realizzato sul full costing e inizia a controllare, ridurre e ottimizzare i costi operativi della tua attività.
"Obblighi" di informativa post acquisizione azienda
Negli ultimi articoli, abbiamo esplorato i concetti chiave del Non Disclosure Agreement (NDA), della Due Diligence e del Closing delle trattative. Oggi, continueremo questo viaggio approfondendo un aspetto cruciale ma spesso sottovalutato: gli “obblighi” di informativa post acquisizione d’azienda.
Perché l'informativa post acquisizione è importante?
L’informativa post acquisizione è fondamentale per garantire una transizione fluida e trasparente tra l’acquirente e l’acquisito. Questo processo non solo protegge gli interessi di entrambe le parti, ma assicura anche che tutte le informazioni rilevanti vengano comunicate tempestivamente per evitare malintesi e potenziali conflitti futuri.
Principali “obblighi” (non legali) di informativa
- Comunicazioni agli stakeholder interni:
- Dipendenti: È essenziale informare i dipendenti circa i cambiamenti nella struttura aziendale, nelle politiche interne e nelle condizioni di lavoro. Questo aiuta a mantenere un clima di fiducia e a evitare il turnover.
- Dirigenza e manager: La nuova dirigenza deve essere informata dettagliatamente sulle operazioni quotidiane, in modo che possano mantenere la continuità e l’efficienza operativa. Allo stesso modo, è essenziale che siano pienamente consapevoli delle strategie a lungo termine e delle aspettative di performance.
- Comunicazioni agli stakeholder esterni:
- Clienti: Informare i clienti sull’acquisizione può contribuire a mantenere la loro fiducia e continuità nel rapporto commerciale.
- Fornitori e partner commerciali: Essere trasparenti con i fornitori e i partner aiuta a mantenere relazioni di collaborazione solide e a evitare interruzioni nella catena di fornitura.
Obblighi regolatori e di conformità
- Autorità Regolatorie: Molti settori richiedono che le acquisizioni siano notificate alle autorità competenti. È fondamentale rispettare queste normative per evitare sanzioni e problemi legali.
- Compliance Finanziaria:
- Obblighi fiscali: È fondamentale aggiornare le dichiarazioni fiscali per riflettere la nuova struttura aziendale post acquisizione. Questo include la gestione delle imposte indirette, delle tasse sui beni acquisiti e di altre imposte rilevanti.
- Rapporti con banche e istituti di credito: È essenziale informare banche, società di leasing e altri istituti di credito riguardo alla nuova struttura dell’azienda. Questo perché potrebbe essere necessario rinegoziare i termini di credito, le garanzie e i covenants finanziari.
Strumenti e strategie per una comunicazione efficace
- Piani di comunicazione strutturati: Elaborare un piano di comunicazione dettagliato che copra tutte le fasi post acquisizione, identificando chi, cosa, quando e come informare.
- Utilizzo di tecnologia e software: Implementare software di gestione delle comunicazioni può facilitare il monitoraggio e l’esecuzione delle attività di informazione.
- Formazione e workshop: Organizzare sessioni di formazione per i dipendenti e la dirigenza può aiutare a chiarire dubbi e a garantire che tutti siano allineati sugli obiettivi e le procedure post acquisizione.
In conclusione, gli “obblighi” (non legali) di informativa post acquisizione d’azienda sono una componente essenziale per il successo a lungo termine di qualsiasi operazione di fusione o acquisizione. La trasparenza, la comunicazione tempestiva e la conformità alle normative sono i pilastri su cui si costruisce una transizione senza intoppi e una crescita sostenibile.
A cura di Andrea Bergonzoni
Chiusura della trattativa: il closing
Il “closing” è l’ultima fase delle attività che si fanno quando viene trasferita un’azienda o si trasferiscono le quote di una società. Il termine significa “chiusura”, ovvero ultimazione delle attività di acquisizione.
Quindi schematicamente le attività che si fanno sono nell’ordine:
- Nda (accordo di riservatezza);
- Trattative;
- Due diligence;
- Closing.
La fase di closing è l’ultima tappa nel processo di cessione di un’azienda o di quote di una società. Questa fase segue la due diligence e la negoziazione del contratto di acquisto e prevede l’esecuzione degli accordi finali e il trasferimento effettivo della proprietà.
I punti chiave del closing
I passaggi più importanti di questa fase sono:
Firma del Contratto:
La firma del contratto di cessione rappresenta l’impegno legale definitivo tra le parti. È essenziale che il contratto sia redatto con precisione e che rifletta tutti gli accordi raggiunti durante la negoziazione. Le parti possono decidere di avvalersi di notai o avvocati per garantire la correttezza formale e sostanziale del contratto.
Pagamento:
Il pagamento può essere effettuato in un’unica soluzione o attraverso rate prestabilite. In alcuni casi, può essere prevista una clausola di “earn-out”, dove una parte del pagamento è subordinata al raggiungimento di determinati obiettivi da parte dell’azienda acquisita. È importante che tutte le modalità di pagamento siano chiaramente definite e sicure per entrambe le parti. Nel contratto, inoltre, devono essere indicate anche alcune clausole “di garanzia” volte a tutelare l’acquirente nel caso insorgessero debiti non conosciuti all’atto del trasferimento. In tali casi la clausola di garanzia prevede la restituzione di parte del prezzo, nel limite dei debiti insorti, o addirittura il rimborso totale del prezzo o la retrocessione dell’azienda o delle quote sociali.
Trasferimento di Proprietà:
Il trasferimento di proprietà è l’atto ufficiale con il quale si trasferisce la proprietà. È obbligatoriamente un atto notarile:
- atto pubblico se si tratta di cessione di azienda o cessione di quote di società di persone;
- scrittura privata autenticata depositata da un commercialista abilitato se si tratta di quote di società a responsabilità limitata.
L’atto viene registrato e depositato al Registro delle imprese (presso la Camera di commercio) o altri enti pubblici. M&W VERONESI E ASSOCIATI è soggetto abilitato a gestire e depositare la cessione di quote di società di capitali.
Potrebbero essere necessari ulteriori documenti, come atti di trasferimento o certificati azionari, a seconda della natura dell’azienda o delle quote oggetto di cessione.
Adempimenti Legali:
Gli adempimenti legali, se necessario, includono la notifica o l’approvazione da parte di autorità regolatorie. Le parti devono assicurarsi di rispettare tutte le leggi e regolamenti applicabili, inclusi quelli relativi alla concorrenza e al trasferimento di licenze o permessi.
Comunicazione:
Una comunicazione efficace è fondamentale per mantenere la fiducia di dipendenti, clienti e fornitori. È consigliabile preparare un piano di comunicazione che includa tempi e modalità per informare tutte le parti interessate.
A cura di Egidio Veronesi
Due Diligence: cos’è, perché viene fatta e come viene fatta
Nello scorso articolo abbiamo esplorato l’importanza degli accordi di riservatezza (NDA) nelle trattative per la cessione di aziende, fusioni, acquisizioni e altre operazioni strategiche. Abbiamo visto come questi accordi siano essenziali per proteggere le informazioni sensibili durante le fasi preliminari delle trattative.
Proseguendo su questo tema, è fondamentale comprendere un altro aspetto cruciale di queste operazioni: la due diligence. La due diligence è il processo attraverso il quale l’acquirente valuta a fondo l’azienda target per identificare rischi, opportunità e determinare il valore effettivo dell’operazione. Senza un’adeguata due diligence, le parti coinvolte rischiano di prendere decisioni basate su informazioni incomplete o inesatte, esponendosi a significativi rischi finanziari e legali.
In questo articolo, approfondiremo cos’è la due diligence, perché viene effettuata e come viene condotta. Questa analisi non solo fornirà una comprensione chiara di questo passaggio essenziale, ma evidenzierà anche le best practice per garantire che la due diligence sia eseguita in modo efficace e completo.
Cos’è la Due Diligence?
La due diligence è un’indagine approfondita condotta prima di finalizzare un accordo commerciale, come una fusione, un’acquisizione o un investimento. Questo processo mira a raccogliere e valutare tutte le informazioni rilevanti riguardanti l’azienda target, per garantire che l’acquirente o l’investitore abbia una chiara comprensione di cosa sta acquistando.
Perché Viene Fatta la Due Diligence?
La due diligence è cruciale per diversi motivi:
- Valutazione dei rischi: Identificare i potenziali rischi legati all’acquisizione come passività nascoste, problemi legali o finanziari;
- Determinazione del valore: Assicurarsi che il prezzo di acquisto rifletta correttamente il valore dell’azienda, considerando tutti gli aspetti finanziari, operativi e di mercato.
- Conformità legale: Verificare che l’azienda target sia conforme a tutte le leggi e regolamenti applicabili, riducendo il rischio di future sanzioni o problemi legali;
- Strategia e sinergie: Valutare come l’azienda target si integra con l’acquirente, identificando sinergie e potenziali aree di miglioramento;
- Pianificazione post-acquisizione: Fornire le informazioni necessarie per sviluppare un piano di integrazione efficace dopo l’acquisizione.
Come Viene Fatta la Due Diligence?
Il processo di due diligence può variare a seconda della natura dell’operazione e delle specifiche esigenze delle parti coinvolte, ma generalmente include le seguenti fasi:
- Definizione degli obiettivi: Stabilire gli obiettivi della due diligence e le aree chiave di interesse.
- Formazione del team: Costituire un team di esperti in vari campi come finanza, legale, operazioni e IT.
- Documenti finanziari: Analizzare bilanci, conti economici, flussi di cassa, debiti e crediti.
- Contratti e accordi: Esaminare contratti con clienti, fornitori, dipendenti e partner.
- Aspetti legali: Verificare licenze, proprietà intellettuale, cause legali pendenti o potenziali.
- Risorse umane: Valutare la struttura organizzativa, i contratti di lavoro, le politiche di remunerazione e i benefit.
- Analisi finanziaria: Valutare la salute finanziaria dell’azienda attraverso ratio finanziari, trend storici e proiezioni future.
- Due diligence operativa: Esaminare l’efficienza operativa, la qualità dei processi produttivi e la catena di fornitura.
- Due diligence IT: Verificare l’infrastruttura tecnologica, la sicurezza dei dati e l’allineamento delle tecnologie utilizzate.
- Due diligence di mercato: Analizzare la posizione di mercato dell’azienda, la concorrenza, le quote di mercato e le tendenze del settore.
- Sintesi dei risultati: Compilare un rapporto dettagliato che riassuma i risultati della due diligence.
- Identificazione dei rischi: Evidenziare i principali rischi individuati e le possibili implicazioni.
- Raccomandazioni: Fornire raccomandazioni su come procedere, inclusi eventuali aggiustamenti al prezzo di acquisto o termini dell’accordo.
- Rinegoziazione: Utilizzare i risultati della due diligence per rinegoziare i termini dell’accordo, se necessario.
- Decisione di Acquisto: Basare la decisione finale sull’acquisizione sulle informazioni raccolte e analizzate durante la due diligence.
Due diligence: trasparenza e sicurezza
In conclusione, la due diligence è un passaggio essenziale per garantire il successo di qualsiasi operazione di fusione, acquisizione o investimento. Attraverso un’attenta analisi e valutazione, le parti coinvolte possono prendere decisioni informate, mitigare i rischi e massimizzare il valore dell’operazione. Un processo di due diligence ben condotto offre trasparenza e sicurezza, fondamentali per il buon esito delle trattative e delle future integrazioni aziendali.
A cura di Andrea Bergonzoni
L'NDA- Not disclosure agreement o Accordo di riservatezza
Cominciamo con una serie di articoli a trattare il problema degli accordi che possono portare a integrare aziende o strutture produttive in realtà più strutturate per affrontare al meglio il mercato e le sfide del futuro.
Tra le tante operazioni che possono essere messe in campo abbiamo le cessioni di azienda o i trasferimenti di pacchetti azionari, fusioni, scissioni, conferimenti ecc.
Queste operazioni vengono spesso affrontate con lunghe trattative nel corso delle quali le parti si scambiano informazioni che devono rimanere assolutamente riservate. Si cercherà, inoltre, di garantirsi da comportamenti scorretti che possano danneggiare la società. È importante che tutta la fase delle trattative sia condotta nella massima riservatezza. Per questo motivo, prima di scambiarsi documenti le parti sottoscrivono un impegno reciproco alla riservatezza e un impegno a non adottare comportamenti scorretti.
Accordo di riservatezza
A tal proposto viene firmato l’Accordo di riservatezza o per dirla in inglese l’NDA (non-disclosure agreement).
L’Accordo di riservatezza ha lo scopo di proteggere le parti da eventuali comunicazioni a terzi dei contenuti all’interno dell’accordo stesso.
Più precisamente le parti decidono che il contenuto dell’accordo non verrà comunicato ad altre parti, se non nelle clausole stabilite all’interno dello stesso accordo. La divulgazione di queste informazioni, infatti, potrebbe arrecare gravi danni a una delle parti.
L’accordo viene firmato prima dell’inizio delle trattative. Ad esempio, nel caso di trattative tra due aziende che decidono di trattare un’acquisizione o anche lo sviluppo di un progetto comune, durante il quale, per necessità o per volontà, si devono effettuare comunicazioni di alcuni segreti industriali di una all’altra.
Attraverso questo documento si eviterà dunque che questi segreti vengano comunicati dalla parte che li ha ricevuti, o entrambe, a soggetti terzi.
Quali gli elementi essenziali dell'accordo
Gli elementi essenziali dell’Accordo di riservatezza sono i seguenti:
- Identificazione delle parti e descrizione dello scopo della trattativa e sua finalità: Occorre stabilire se l’obbligo di riservatezza è a carico di una parte o di entrambe le parti. Solitamente lo è a carico di entrambe le parti. In questo caso entrambe dovranno attenersi a quanto previsto dall’accordo. Inoltre, le parti si obbligano non solo per sé, ma tramite tutti i propri rappresentanti, professionisti e collaboratori in genere a mantenere segrete le informazioni.
- Oggetto dell’accordo: In un accordo di riservatezza possono essere considerati come segreti qualsiasi tipo di informazioni che la parte divulgante o entrambe le parti considereranno segrete. Quindi queste possono essere dei brevetti, ma anche know-how, liste di clienti e fornitori, materiali utilizzati, agenti e committenti, piani di vendita e di marketing. Deve essere indicato anche ciò che non è confidenziale. Generalmente questo riguarda informazioni che sono già state divulgate a terzi o che sono di dominio pubblico.
- Durata: La durata verrà decisa dalle parti. Questa può essere sia a tempo determinato che indeterminato. Inoltre, potrebbe essere vincolata alla realizzazione di un progetto comune.
- Penale: Le parti possono scegliere se inserire all’interno del contratto una penale nel caso in cui una delle due parti violasse l’accordo.
- Foro competente: È il tribunale (o sua circoscrizione) che giudicherà su una eventuale disputa insorta tra le parti. Clausola tipica: Per ogni controversia che dovesse insorgere tra le parti sarà competente il foro di Modena, Ferrara, Bologna ecc.
A cura di Egidio Veronesi











