Per finanziare la propria impresa si può ricorrere ai Minibond che rappresentano un salto qualitativo rispetto agli strumenti precedenti.

Non si tratta di anticipare liquidità già generata (crediti commerciali), ma di raccogliere nuova finanza strutturata direttamente dal mercato dei capitali, bypassando il sistema bancario per il finanziamento di progetti strategici.

I Minibond

I Minibond sono obbligazioni emesse da PMI non quotate ai sensi del D.L. 83/2012 (Decreto Sviluppo) e successive integrazioni. Hanno taglio minimo di 50.000 € per gli investitori, cedola fissa o variabile, scadenza tipicamente tra 3 e 7 anni e sono sottoscritti da investitori professionali (fondi di credito, assicurazioni, casse di previdenza, banche d’affari, family office qualificati).

Quando conviene emettere un Minibond

  • Finanziamento di piani di crescita organica (ampliamento capacità produttiva, apertura nuovi mercati);
  • Acquisizioni aziendali (M&A) per le quali un mutuo bancario sarebbe troppo rigido o insufficiente;
  • Refinanziamento del debito bancario esistente per allungare le scadenze e ridurre il costo medio del capitale;
  • Finanziamento di investimenti in ricerca & sviluppo, transizione energetica o digitale (spesso abbinabili a garanzie SACE/Mediocredito Centrale).

I requisiti chiave

  • Bilanci certificati: l’ultimo bilancio deve essere certificato da un Revisore legale indipendente. Per gli emittenti non soggetti a revisione obbligatoria, sarà necessario provvedere alla nomina con costi variabili, principalmente, in funzione dei valori di bilancio.
  • EBITDA positivo e sostenibile: gli investitori istituzionali analizzano il rapporto Debito/EBITDA (tipicamente accettabile fino a 4-5x) e la copertura degli interessi (DSCR > 1,2x). La marginalità deve infatti garantire il rimborso del finanziamento.
  • Piano industriale credibile: serve un documento di offerta (Information Memorandum) che illustri il modello di business, le proiezioni finanziarie a 3-5 anni, la struttura del management e i fattori di rischio. Indispensabile quindi un corretto business plan.
  • Rating o scoring: molti investitori richiedono un rating formale (Cerved, Modefinance) o almeno uno scoring documentato che attesti la solidità dell’emittente.

Costi e tempistiche

L’iter di emissione richiede indicativamente 3-6 mesi e comporta costi una tantum (advisor finanziario, revisore, consulenti legali) pari all’1%-3% del valore emesso. Il tasso di interesse si posiziona storicamente tra il 4% e il 7% lordo, in funzione del profilo di rischio dell’emittente e delle condizioni di mercato al momento dell’emissione.

Aspetti strutturali e operativi

L’emissione si perfeziona attraverso la quotazione del titolo sul segmento “ExtraMOT PRO3” di Borsa Italiana, riservato agli investitori professionali, che assicura trasparenza informativa senza imporre gli obblighi propri di una quotazione azionaria. Nel processo assume un ruolo centrale l’arranger, il soggetto che struttura l’operazione, individua gli investitori e coordina la due diligence; accanto a questo operano l’advisor finanziario, lo studio legale incaricato della contrattualistica e, ove richiesto, l’agenzia di rating.

Rispetto al credito bancario il Minibond presenta alcuni vantaggi strutturali: assenza di garanzie reali, durata mediamente più lunga, possibilità di prevedere un rimborso bullet o amortizing modellato sui flussi di cassa attesi, diversificazione delle fonti di approvvigionamento. In contropartita l’emittente è tenuto a rispettare covenant finanziari periodici (parametri di leva, copertura degli interessi, soglie di patrimonializzazione) e a fornire reportistica trimestrale o semestrale agli investitori. La presenza di garanzie pubbliche, in particolare quella del Fondo di Garanzia per le PMI e degli interventi SACE, può ridurre sensibilmente il costo complessivo dell’operazione e ampliare la platea degli investitori interessati.

Nella pratica delle PMI italiane che accedono al mercato ExtraMOT PRO3 di Borsa Italiana, il taglio standard offerto agli investitori è di 100.000 €, con durata tipica di 5–7 anni, cedola fissa o variabile, e importo complessivo dell’emissione che può partire da circa 2 milioni di €. Il valore di 2 milioni è quindi, generalmente, il finanziamento minimo da cui partire e che consente di ammortizzare i costi di emissione da sostenere.  

Nel prossimo articolo, faremo un confronto tra i vari strumenti di finanza alternativa con alcuni esempi, in modo da fornire un primo orientamento nella valutazione delle possibilità di soluzione delle proprie esigenze finanziarie.

A cura di Egidio Veronesi